Gioco
Qualità della vita, che tonfo nella pagella del “Sole 24 Ore”
LIVORNO. Altro che sberla per la provincia di Livorno: nella consueta classifica sulle zone d’Italia dove si vive meglio, il quotidiano confindustriale “Sole 24 Ore” ci fa ruzzolare giù al 30° posto....
LIVORNO. Altro che sberla per la provincia di Livorno: nella consueta classifica sulle zone d’Italia dove si vive meglio, il quotidiano confindustriale “Sole 24 Ore” ci fa ruzzolare giù al 30° posto. Non è l’inferno, è vero, ma: 1) perdiamo in un sol colpo 16 posizioni, visto che l’analogo dossier di dodici mesi fa ci aveva fatto schizzare lassù in 14ª posizione, mai così in alto in vent’anni; 2) c’è mezza Toscana che se la cava meglio di noi, anche se è paradossale che sul podio ci sia Siena che adesso deve fare gli amarissimi conti con i guai choc del Monte Paschi, la banca -mamma.
Torniamo, insomma, allo standard che avevamo già raggiunto nel- l’indagine che il “Sole” aveva fatto nel 2008. Più vicino a quella palude di metà classifica fra il 40° e il 50° posto in cui, secondo il giornale economico-finanziario, la provincia di Livorno aveva galleggiato malamente nella seconda metà degli anni ’90.
Ci sono pochi esempi di un tonfo simile: a dar retta al “termometro” del “Sole 24 Ore” in tutta Italia mostrano un arretramento più marcato del nostro solo le province di Genova (giù di 22 gradini dal 25° al 47°), di Lecco (che arretra di 17 posti dal 40° al 57°), di Varese (a passo di gambero di 32 scalini, era in 34ª posizione nel 2011 e ora precipita alla 66ª) e di Olbia (meno 22 posti, dal 45° al 67°). Quattro su oltre cento. Con un’unica consolazione miserina miserina: siamo pur sempre un passettino al di sopra di Pisa, nostra rivale nella sfida per il capoluogo (ma in classifica quest’anno sale di 11 posizioni).
Nella griglia dei sei settori in cui tradizionalmente questa ricerca è suddivisa non ce n’è uno in cui la nostra provincia non faccia qualche passo all’indietro rispetto al (magnifico) risultato dello scorso anno che ci aveva proiettato fra le 14 realtà italiane dove si vive meglio. Almeno secondo le statistiche, visto che come atteggiamento soggettivo i livornesi dicevano di vedere nero pecemostra (ma quest’anno l’aspetto del “sentiment” non è stato rilevato).
Eppure, nonostante queste premesse, non saremmo proprio un disastro: neanche in economia, se è vero che riguardo al tenore di vita scendiamo sì di 11 gradini ma restaimo comunque fra le prime 24 in Italia, idem anche per gli indicatori di affari (perdendo 4 posizioni). Addirittura nelle pagelle relative a servizi-ambiente e al tempo libero quasi verrebbe da invidiarci: nei servizi siamo all’11° posto (dipende dalla banda larga e lo stock di asili comunali) e nel tempo libero all’ottavo (merito in particolare del numero di turisti e dell’aspetto sportivo).
Cos’è che ci fa precipitare? Due tasselli del puzzle. Il primo è la tranquillità sociale, benché queste statistiche siano sistematicamente contestate dalle autorità di ordine pubblico: la frequenza di scippi, rapine e borseggi ci vede fra le 22 province che stanno peggio (ma Firenze, Pisa, Prato, Lucca, Massa sono in acque perfino peggiori), solo un terzo delle province (36) registrano una percentuale di furti in casa più alta che da noi (ma il record nazionale è a Pisa e Lucca) e anche le truffe informatiche sono 15 punti al di sopra della media nazionale.
Peggio ancora va nell’analisi del patrimonio umano che abbiamo: solo una dozzina di province sono meno problematiche della nostra. Colpa di cosa? Siamo da anni fra le province a più alto tasso di divorzi e separazioni, abbiamo una bassa natalità e, nella mpopolazione giovanile, abbiamo una percentuale di laureati troppo esigua.
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