Gioco
«Guai usare i risultati in una lotta di posti»
De Filicaia avverte i renziani: non sminuiamo queste elezioni E Bettinetti attacca: ma l’apparato chi rappresenta?
LIVORNO. The day after, mentre lo stillicidio dello scrutinio regala gli ultimi ritocchi alle percentuali definitive delle primarie, i toni sono pacati in tutto il centrosinistra, dal grande fronte di Bersani al piccolo esercito di Tabacci, con una sola eccezione: l’armata renziana. Lì si continua a giocare all’attacco. Daniele Bettinetti, esponente di spicco dei sostenitori del sindaco di Firenze, prende carta e penna per sparare due o tre cannonate a quello che chiama l’apparato. E apre ufficialmente la settimana del ballottaggio. «In queste primarie ci sono state due particolarità che non si erano mai viste finora: la prima è quella che vedeva non uno qualunque ma il segretario del partito come uno dei candidati. Quindi un voto che era un po' una sorta di voto mid-term all'americana. Da questo punto di vista il segretario non ha ricevuto il consenso di neanche il 50% dei suoi elettori. La seconda considerazione - continua Bettinetti - è che in particolare a Livorno abbiamo avuto il partito e quasi tutti i suoi amministratori, con pochissime eccezioni, totalmente e pubblicamente schierati con il segretario Bersani, cioè con lui si era ed è schierato l'intero "apparato". Se analizziamo la situazione da questi due punti di vista il problema non è tanto chi vince e chi perde ma chi rappresenta chi. A Livorno si è visto che il "partito" per bocca di tutti i suoi principali esponenti è schierato pancia a terra verso un solo candidato e una volta tanto le usuali "correnti" erano tutte unite. Ora - conclude Bettinetti - si pone il problema di non disperdere l’entusiasmo, che ha dato un sonoro schiaffo a chi parla di partiti elettorali o liquidi, visto che il voto ha sancito che, oltre l'apparato, esiste qualcos'altro».
Sul fronte dei bersaniani però il segretario Yari De Filicaia e il presidente della circoscrizione 5 Matteo Ampola non raccolgono più di tanto la provocazione. «Non mi sembra che a Livorno il Pd fosse schierato esclusivamente su Bersani. Ci sono elementi di spicco come il sindaco di Colle Bacci, come il presidente della circoscrizione tre Battocchi, come l’assessore Grassi che rappresentano autorevoli dirigenti di partito che hanno sostenuto Renzi».
De Filicaia ieri ha avuto una serie di colloqui con i rappresentanti degli altri candidati, dal vendoliano Ghilarducci al tabacciano Lamberti a La Torraca sostenitore della Puppato. «Inizia una settimana in cui il confronto tra Bersani e Renzi dovrà riempirsi di contenuti e proposte governative - dice Yari - e che ci proietterà in maniera forte verso le elezioni politiche. A Puppato, Vendola e Tabacci ho fatto i miei complimenti per il gioco di squadra».
Cambieranno gli equilibri politici (e di potere) in città? La risposta del segretario è un no secco: «Sono elezioni primarie e come tali vanno considerate. Non possiamo farne una questione di posti, sarebbe riduttivo e si disconoscerebbe il ruolo di una iniziativa che ha dimostrato il senso civico degli italiani e dei livornesi che vogliono contribuire alla scelta del governo».
Matteo Ampola storce il naso anche sul termine trionfo abbinato a Renzi. «In testa c’è Bersani, forse qualcuno lo dava per scontato perché lo squadrone non fa mai notizia quando vince. E’ vero Renzi ha vinto in Toscana e in una parte del nord, ma ci sono regioni in cui Renzi non sanno neanche chi è e tra lui e Bersani restano comunque nove punti. Quello che non condivido sono i toni da tifosi che stanno venendo fuori: alcuni renziani sembrano peggio di quelli che essi stessi volevano rottamare». Nella circoscrizione che guida Ampola ci sono Antignano e Montenero che hanno visto predominio renziano. «E di Colle che dovremmo dire? - risponde lui - Dobbiamo dire che abbiamo espugnato la roccaforte di Renzi? Non lo diciamo, perché qui e lì la differenza è stata di pochi voti, praticamente un pari. Quel che è vero invece è che è arrivato un segnale forte al nostro partito perché il percorso di rinnovamento che a Livorno noi abbiamo iniziato con attenzione continui anche altrove».
La domanda, non particolarmente complicata, adesso è: dove andranno gli elettori di Tabacci, Puppato e Vendola? «Siamo orientati con attenzione verso Bersani - confida Pasquale Lamberti, esponente di Tabacci -. La lista civica Confronto che lo sosteneva lascia tuttavia libertà di voto ai suoi elettori. E infatti il nostro appoggio a Bersani non significa epurazione verso Renzi. Una cosa però va detta: queste primarie sono una vittoria di squadra del centrosinistra».
Alessandro La Torraca (Puppato) attende le indicazioni nazionali ma una cosa ha già chiesto a De Filicaia: «Un segnale forte che rassereni gli animi. Ci si prepara sull’onda delle primarie alle politiche e al congresso del settembre 2013 e noi siamo convinti che radicalizzando la lotta il partito rischi di implodere. Noi chiediamo a Bersani e De Filicaia toni sereni. Convinti anche che la Puppato se avesse avuto più tempo avrebbe ampliato molto l’area di un moderatismo non sui contenuti ma nella forma. E convinti che un intervento come quello di Rosi Bindi domenica sera invece sia esattamente il contrario di ciò che serve».
Infine Sel e i vendoliani. «Le primarie a Livorno per Nichi Vendola hanno avuto un buon successo: 2163 voti sono pari al 14,63% e dunque fra i più alti in Toscana - dice Andrea Ghilarducci - Il risultato ha dato il segnale chiaro che il progetto politico di Nichi Vendola e del suo partito è presente sui territori ed ha tutte le carte per coniugare localmente nel futuro un nuovo centro-sinistra dal 2014. Il nostro non appoggio a Renzi, non comporta automaticamente un sostegno a Bersani, il quale dovrà convincere gli oltre 480mila elettori di Vendola, con un chiaro impegno sulle politiche del lavoro dal redditto minimo garantito alla reintroduzione dell'articolo 18, dai diritti civili a una stagione di cura dell’ambiente che non confligga con sviluppo e lavoro».
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