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LA LEZIONE

DI ANDREA LAZZERI

DI ANDREA LAZZERI È stata la domenica della bella politica, quella che da tanto - troppo tempo - era scomparsa dal cuore della persone e dalle pagine dei giornali. Innanzitutto perché da...

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DI ANDREA LAZZERI

È stata la domenica della bella politica, quella che da tanto - troppo tempo - era scomparsa dal cuore della persone e dalle pagine dei giornali. Innanzitutto perché da Collesalvetti, a Livorno, a Cecina sono andati a votare in tanti: oltre 15mila elettori del centrosinistra, ben più di quelli che aderirono alla simile consultazione nel 2009. In secondo luogo perché è stato un voto assolutamente libero e fuori dagli schemi ai quali ci eravamo abituati negli ultimi decenni.

A Collesalvetti non ha vinto Renzi nonostante il sindaco si sia mosso spendendo in questo impegno un prestigio personale conquistato sul campo tra i suoi concittadini.

A Livorno Bersani vince, ma raccoglie maggioranze risicate e con defezioni eccellenti, in una città sempre più decisa a non seguire le indicazioni dei vertici.

Dalle nostre parti Tabacci appare per quello che è: era e resta un ologramma proiettato sulla scena cittadina da un gruppo di amici. La Puppato va un po' meglio, ma resta marginale. Nella geografia livornese non meraviglia il flop di Vendola che continua a seguire il destino di un'erosione senza fine dello zoccolo rosso.

In attesa del ballottaggio, i risultati delle primarie del centrosinistra mandano anche una lezione ineludibile alla classe dirigente cittadina: la voglia di partecipare non è spenta, l'antipolitica non passa, ma c'è una fortissima richiesta di scelte chiare e concrete. Nello scenario nazionale e in quello locale. Come direbbe Renzi: adesso.

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