Il Tirreno

Livorno

«Quei ragazzi dell’Agelp illusi per anni»

di Andrea Lazzeri
«Quei ragazzi dell’Agelp illusi per anni»

Federico Barbera: ora bisogna voltare pagina, nessuno resterà senza lavoro ma serve correttezza e maggiore serenità

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LIVORNO. «L'Agelp, così come l'abbiamo conosciuta fino ad oggi, è finita. Non può continuare a vivere». Lo dice il suo presidente Federico Barbera non nascondendo il senso di un fallimento, anzi - per usare le sue parole - «è l'emblema del fallimento del sistema portuale, la somma di una prassi troppo a lungo tollerata».

Nascerà una nuova società per sostenere il lavoro nei momenti di maggiore traffico sulle banchine e - assicura Barbera - «nessuno dei 62 dipendenti resterà a casa». Ma ormai la sorte della vecchia azienda è segnata e sarà messa in liquidazione. Inevitabile che sia così perché l'handicap non è di carattere finanziario o almeno non si tratta solo di pagamenti ricevuti in ritardo, creditori morosi e banche esose. Tutto ciò pesa, però è proprio la struttura aziendale che non può funzionare e si è inceppata definitivamente.

C'è un peccato d'origine in tutto ciò, quando l'organizzazione del lavoro in porto nacque senza gli articoli 17 (le braccia usate nei momenti di punta) e ogni cosa su quel fronte venne spartita, in assenza di gara, tra Unicoop Servizi e Compagnia portuale. «Poi - aggiunge Barbera - agli inizi del Duemila - si decide che anche Livorno ha bisogno degli articoli 17 e né Compagnia Né Unicoop partecipano alla gara per dar vita ad Agelp. A quel punto - ricorda - è chiaro a tutti che il sistema s'è gonfiato, che siamo di fronte a una sovrapposizione della domanda tra Compagnia, Unicoop e Agelp». Ma sono anni di vacche grasse, ci sono pane e companatico per tutti e nessuno si lamenta. La crisi del 2008 che ancor oggi continua ad aggravarsi, fa rompere il meccanismo labronico. «Le aziende, i terminalisti come le imprese portuali, hanno problemi di cassa e così si scivola verso un imbarbarimento delle relazioni industriali». Barbera cita gli esempi dei picchetti dei dipendenti Unicoop verso la Seatrag e, qualche settimana dopo, dei lavoratori Agelp contro Unicoop: «Così non si può andare avanti, queste cose devono finire», commenta Barbera, «quei metodi vanno stigmatizzati e invece si tace».

Il presidente di Agelp ha parole particolarmente amare verso quelli che chiama "i nostri ragazzi", i dipendenti articolo 17: «A loro per anni è stato detto che presto sarebbero diventati soci della Compagnia portuali. Così come ai giovani di Intempo, i super-precari che lavorano sui picchi dell'Agelp, era stato detto che avrebbero avuto un posto in Agelp. Nessuno ha avuto il coraggio di dire loro che la crisi ha cambiato ogni cosa e i sogni sono sfumati. «Sono le vere vittime di questa mancanza di coraggio da parte del sistema industriale portuale che non ha messo mano per tempo ai correttivi». Dunque che fare? Come uscire dal cul de sac? «É stata raggiunta un'intesa importante - spiega Barbera - e tutte le imprese portuali si sono impegnate a creare una nuova società che assuma du di sé le funzioni dell'articolo 17». Non sarà un passaggio indolore. In primo luogo si dovrà metter mano sul contratto integrativo: «Ci sono premi che non hanno più senso». E poi le tariffe andranno riviste, nel senso che si basano sul costo del lavoro. «Infine si tratta di recuperare attività che oggi vengono affidate ad altri soggetti, una pratica irregolare che è necessario sanare, seppur con gradualità».

Una ristrutturazione che richiede grande capacità di governo e senso di responsabilità da parte di tutti ed è questo il punto debole che Barbera sottolinea più volte: «Oggi la situazione è sfuggita di mano, nessuno governa più nulla». Serve, invece, voltare «pagina senza cercare le colpe del passato. La serenità non si trova andando a caccia di colpevoli perché altrimenti non si finisce più. Non ha senso indagare su chi ha ritardato i pagamenti per primo, su chi ha rubato lavoro all'altro, su come sono state fatte le assunzioni. È una strada che non costruisce il futuro».

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