Il Tirreno

Livorno

LE PAROLE DEL PORTO

MANODOPERA. Il ciclo di lavoro sulle banchine è considerato in modo particolare: si tratta di una zona delicata dove l'applicazione delle (poche) regole che valgono altrove potrebbe creare problemi...

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MANODOPERA. Il ciclo di lavoro sulle banchine è considerato in modo particolare: si tratta di una zona delicata dove l'applicazione delle (poche) regole che valgono altrove potrebbe creare problemi di sicurezza .

Negli ultimi anni si sono ripetuti anche tentativi di deregolamentare quanto più possibile questa fase: tant'è vero che il sindacato ha spesso parlato di "Far West sulle banchine". Si è arrivati anche a ipotizzare di estromettere dal ciclo a banchina i lavoratori delle imprese portuali locali chiedendo la possibilità per gli armatori di utilizzare il proprio personale di bordo per le operazioni di sbarco e imbarco. In pratica, i marinai si trasformano in portuali per ottimizzare il tempo in cui la nave è a banchina.

AGELP. Dopo la fine del monopolio delle Compagnie portuali sulle banchine, è l'unico soggetto che nel porto di Livorno ha l'autorizzazione per fornire manodopera alle imprese per far fronte ai picchi di lavoro: sono gli articoli 17. Ha una natura del tutto particolare: non è una società privata che si muove secondo le regole del libero mercato anche se è costituita da società private.

L'ha promossa l'Autorità portuale che ne regola il funzionamento determinando perfino le tariffe applicate.

ART. 16. E' per brevità la definizione con cui vengono indicate le imprese che in porto forniscono servizi. I lavoratori Agelp hanno sempre denunciato che all'origine dei loro guai c'è il fatto che la fornitura di servizi in realtà talvolta è fittizia e si limita alla fornitura (non regolare) di braccia. La differenza? L'impresa che fornisce servizi ha una sua struttura imprenditoriale, propri mezzi, know how, organizzazione di lavoro: il provvedimento con cui l'Authority ha cercato di mettere una targa identificativa dell'azienda a ciascun mezzo in porto nasce proprio dal fatto che perfino i mezzi di lavoro sono "prestati" da una impresa all'altra.

TURNI. Così come altrove il lavoro è organizzato per turni. Nei fatti, non capita di rado che un lavoratore sia chiamato a svolgerne due di fila.

Con inevitabili conseguenze dal punto di vista degli standard di sicurezza. I lavoratori Agelp hanno denunciato che nel 2011, nonostante i volumi dei traffici siano rimasti grossomodo in linea con l'anno precedente e nonostante il numero degli assunti sia calato, le chiamate di braccia temporanee sia drasticamente calata: facendo immaginare un boom della "zona grigia".

MANCATO AVVIAMENTO. Per averne la disponibilità in ogni momento, ai lavoratori Agelp viene riconosciuta una indennità nel caso che non vengano utilizzati: una sorta di cassa integrazione che scatta turno per turno anziché dal tal giorno al tal giorno. E' utile per non far precipitare quasi a zero la busta paga ma i lavoratori Agelp temono che finire in una "sacca" occupazionale pagata (un po') per star lì ma poco utilizzata sia l'anticamera per veder sparire prima o poi il posto di lavoro.

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