Sicurezza
Quando il Caprilli era un gioiello
Dalle signore col cappellino ai campioni: gli anni d’oro delle coppe in riva al mare
LIVORNO. La Labronica chiude il suo libro con il completarsi della procedura di liquidazione. Finisce un'epoca, va in archivio una grande storia, che ha scritto le sue pagine parallela alla vita della città: il porto e i cantieri, il lavoro, il sindacato e i diritti, il partito e l'utopia di una società più bella. E in mezzo le corse al galoppo vicino a quello stadio dove da sempre giocano gli amaranto.
Il 15 agosto 1894 si inaugurava l'ippodromo Ardenza di Livorno. Quel giorno c'erano 20 mila persone, dicono le cronache dell'epoca. L'appuntamento alle corse era un avvenimento mondano. E tanti villeggianti che trascorrevano l'estate sulla costa labronica si unirono agli appassionati per quel battesimo al galoppo del prato dell'Ardenza. Fu un rito che proseguì sul finire del secolo e fino agli anni Venti e le eleganti dame, in abito rigorosamente bianco e con il cappellino, sono raffigurate ancora oggi nel sottopassaggio che dal parterre porta al ristorante dell'ippodromo. La “pista del mare” come la chiamava Giampiero Celati, poeta dei cavalli che sul Tirreno ha raccontato l'amore per il purosangue e il brivido per la scommessa.
La Labronica e il suo ippodromo hanno rappresentato qualcosa di speciale per la città e per l'ippica italiana: un gioiello estivo amato da grandi cultori del galoppo come Alberto Giubilo e Rino Icardi, che da questa pista hanno iniziato il mestiere con memorabili e precise cronache radiofoniche della corsa tris. Dal 1979 Attilio D'Alesio assunse l'incarico di direttore dell'ippodromo. L'Ardenza fiorisce di iniziative: Lester Piggott, il più celebre fantino inglese di tutti i tempi, viene a montare a Livorno, pista dove i purosangue si possono preparare al meglio, per un clima ideale. Tommy Way, Honey e Alan Ford, campioni allenati al Caprilli, conquistano classiche a Capannelle e a San Siro. È il tempo migliore di Livorno e dell'Ardenza, lontano dalle crisi. È ancora il tempo della narrazione e di una felicità pasoliniana - di quello scrittore con la maglia numero 7 del Bologna che corre sul prato - al tondino dell'Ardenza. L'ippodromo fiorisce di giovani e di famiglie. Del resto se sei nato a Livorno ami il mare, le donne e il galoppo.
D'Alesio coinvolge la città. Così la Coppa del Mare diventa un grande evento per tutta l'ippica. È il fiore all'occhiello di una città che in una sera d'agosto si mette l'abito da sera. Nel 2003 il timoniere della Labronica elabora anche un progetto nuovo, "La Caprillina", che dopo quasi un decennio ha ancora buon vento. Qualcosa oltre le corse all'ippodromo. Un'idea che poi tutti hanno copiato e che oggi si chiama struttura polivalente.
La Labronica oggi chiude la sua storia, ma le va dato l'onore delle armi per aver conservato negli anni una suggestione: il teatro verde della pista da corsa, illuminata da lampade a filo storiche, che risalgono al 1936. Se l'Ardenza è unica è anche per quella scenografia. È un patrimonio per la città, è il testimone che quell'idea di gestione in comune tra privati e pubblica amministrazione, ci lascia una stagione irripetibile del galoppo a Livorno.
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