Toscana
D’Alema dal rimorchiatore dà le ultime stoccate a Renzi
«Difficile lavorare con chi vuole distruggerti». L’ex premier visita il porto via mare poi incontra una delegazione di lavoratori Trw e Magna e gli esodati
LIVORNO. Ci sono i gabbiani, che sulla scia del rimorchiatore Piero Neri, sembrano accompagnare Massimo D’Alema nel tour via mare del nostro porto tra i bisonti porta container della Msc e tante banchine vuote. C’è il tramonto rosso fuoco che si erge in lontananza proprio dietro alla Meloria e che ricorda all’ex presidente del consiglio le sue giornate passate su Ikarus e quella volta che diretto verso Civitavecchia dovette chieder rifugio ai moli del Mediceo sorpreso da una libecciata furiosa. C’è la Darsena Toscana e subito dietro lo Scolmatore e il Calambrone che danno il via al rewind in bianco e nero su quando appena ventenne, il giovane consigliere comunale D’Alema arrivava da Pisa in bicicletta fino alle colonie per un incontro, si presume amoroso, tra le dune e il mare. Ma quando esce fuori il nome di Renzi, la poesia di questo viaggio nelle acque livornesi, nella passione per le barche e negli anni lontani dell’università, si tronca di netto. Dopo le primarie che ne sarà dei rapporti all’interno del Pd e col sindaco di Firenze? «Accade in tutto il mondo che dopo le primarie un partito si riunisca e remi insieme - risponde D’Alema, chiuso nel consueto impermeabile beige -. Guardate Obama e la Clinton: se ne son dette di ogni colore e poi hanno lavorato benissimo nella stessa squadra. Con Renzi però non lo so. Quando uno parte dall’idea che vuole distruggere gli altri, rottamare tutti, non è facile lavorarci insieme». Come dire: la resa dei conti è probabile.
Sull’esito della sfida delle primarie D’Alema non ha dubbi: «Vincerà Bersani, è l’uomo più adatto a riunire tutte le forze, a dare al Paese la spinta necessaria per il lavoro e la crescita che oggi rappresentano il problema primario dell’Italia». Lo dice più volte. Anche quando parla di Monti e del niet di Napolitano. «Ritrovare Monti presidente del consiglio significherebbe qualcosa di molto negativo, cioé che le elezioni non avranno dato un governo. Ma dato che io sono convinto che le urne consegneranno il Paese al centrosinistra, il problema non si pone. Chiediamo scusa a chi vorrebbe riproporre Monti, ma sono le regole della democrazia».
L’ex premier arriva al Varco Valessini che sono le 16.30 proveniente da una doppia tappa in provincia che l’ha portato prima a Piombino e poi a Cecina. Accompagnato dal segretario comunale del Pd Yari De Filicaia trova un comitato d’accoglienza formato dal presidente della Provincia Kutufà, dal numero uno di Porto 2000 Roberto Piccini, dall’imprenditore Piero Neri. Il programma prevede un giro del porto, il cuore economico e sofferente di questa città, a bordo del rimorchiatore Piero Neri. In plancia di comando D’Alema osserva le manovre del comandante, chiede informazioni sulla doppia elica motrice, sul faro della Meloria e sulle fortificazioni del porto. «Mi scusi le spalle», gli dice il comandante mentre l’imbarcazione attraversa i canali del porto. «Ci mancherebbe, le spalle sono essenziali per guardare avanti», risponde l’ex presidente. «Ma il porto a Marina di Pisa lo faranno?», chiede poi. Kutufà è costretto a rispondere di sì. «Dovete abituarvi a una sola provincia, a fare amicizia», scherza D’Alema, che a Pisa ha vissuto gli anni dell’università. «Fui eletto a 21 anni appena compiuti, il 21 aprile 1970. Ero capogruppo del Pci, col capogruppo Dc, il rettore Faedo, eravamo gli unici sempre puntuali e lui a battuta mi diceva: accordiamoci ora prima che arrivino quei confusionari di pisani».
E’ buio quando il rimorchiatore ormeggia al molo dei Neri. Ad attendere D’Alema c’è il sindaco Cosimi insieme a due delegazioni di lavoratori. Quella della componentistica auto della Trw e della Magna e i rappresentanti degli esodati. «Nonostante le ultime norme restiamo fuori in 170mila. Sono 170mila famiglie che non hanno salario né pensione». D’Alema garantisce: «L’impegno del nostro partito è nero su bianco. Questa questione va risolta». I precari di Magna e Trw gli illustrano la crisi della componentistica legata alle scelte di Fiat. E il sindaco Cosimi spiega: «Questi lavoratori hanno fatto grossi sacrifici, ma se non viene fatta in Italia una politica sull’automobile è un grosso guaio. Solo a Livorno in ballo ci sono 3000 famiglie». D’Alema annuisce, come quello che ben conosce il problema. Li incoraggia, auspica un coinvolgimento (che in realtà già c’è) col mondo dell’automotive tedesco. E il sindaco Cosimi gli spiega: «Purtroppo, caro Massimo, fanno anche interdizione, cercano cioé di impedire alla concorrenza di trovare accordi con queste aziende».
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