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Vergogna carceri «Riaprite subito l’ala delle Sughere»
Nel giorno dello sciopero dei legali il garante dei detenuti sostiene la proposta: in cella solo dopo la condanna
LIVORNO. «La situazione dei detenuti è disumana. Ecco perché è necessario riaprire al più presto l’ala delle Sughere chiusa l’anno scorso e trasferire a Livorno le persone che allora sono state portate nel carcere di Porto Azzurro dove per ospitarle è stato necessario adeguare ex magazzini in disuso e trasformarli in celle».
Nel giorno dello sciopero degli avvocati per denunciare la situazione drammatica dei penitenziari a parlare è Marco Solimano, garante dei detenuti per la provincia di Livorno.
I numeri che emergono a livello nazionale sono di per sé sono: oltre 66mila detenuti nelle carceri italiane a fronte dei 45mila previsti al massimo. In alcune carceri il tetto di coloro che sono in attesa di una sentenza definitiva sfiora il 50% del totale dei detenuti, in tutto il Paese sono più di 26mila. Poi ci sono i decessi: 138 i morti dall'inizio dell'anno, di cui 50 i suicidi.
«Un vero e proprio dramma sociale che viola le norme europee sul rispetto della dignità dell'uomo», spiega Vinicio Vannucci, presidente delle Camere penali di Livorno. «In molti – prosegue – nel corso degli anni hanno denunciato questa situazione di sofferenza e abbandono eppure lo Stato si ostina a non far niente al di là dei proclami e quella dei penitenziari è diventata una bomba pronta ad esplodere».
Se sul territorio nazionale i numeri sono allarmanti il nostro comune non è da meno: il carcere delle Sughere di Livorno ospita in questo momento circa 140 detenuti; nonostante siano meno della sua capienza teorica la situazione è ugualmente drammatica visto che solo un'ala del penitenziario è occupata e le altre due sono state sgomberate per inagibilità. Dei 350 detenuti sfollati un anno fa un po’ in tutta Italia una parte è finita nel carcere di Porto Azzurro che già ospitava circa 400 detenuti rispetto a una capienza massima di 250.
«In realtà un'ala nuova e moderna nel penitenziario livornese c'è – spiega Solimano – ed è stata costruita rispettando il grado di civiltà del nostro paese. Qui non manca l'acqua calda e i servizi igienici sono separati dalle altre aree. È pronta, ma resta chiusa». Ecco perché torna a chiederne a gran voce l'apertura: «La situazione è drammatica e il sovraffolamento umiliante; chiediamo che la città sia informata sulla tempistica per l'apertura del nuovo padiglione, che è pronto».
Una soluzione al problema tentano di darla gli avvocati. «Il problema si risolve con altre misure carcerarie come la messa alla prova del soggetto e l'estinzione del reato. Ad esempio da alcuni anni è stata introdotta la pubblica utilità per i reati come lo stato di ebbrezza e droga».
Il paradosso della procedura penale e della sua applicazione lo spiega l’avvocato Ettore Puppo, membro del direttivo delle camere penali: «Si mette in carcere in attesa di decidere se andare in carcere. Invece – aggiunge – la custodia in carcere come ultima ratio».
Ecco perché gli avvocati che ieri in aula hanno osservato anche un minuto di silenzio chiedono anche l’uso del braccialetto elettronico. «Serve un ricorso maggiore alle misure alternative – insiste Vannucci – da parte nostra questa è una battaglia che vogliamo fare. Per essere più sicuri bisogna cambiare strategia».
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