Sicurezza
De Mita contro Mastella Ora si teme una modifica
LIVORNO. E’ guerra in tutta Italia. Ovunque un derby, una sfida campanilistica riaccesa dal decreto sull’accorpamento delle province dietro a cui però si nasconde una battaglia di prestigio, di...
LIVORNO. E’ guerra in tutta Italia. Ovunque un derby, una sfida campanilistica riaccesa dal decreto sull’accorpamento delle province dietro a cui però si nasconde una battaglia di prestigio, di potere, di posti di lavoro, di quotidianità per migliaia di persone. C’è Livorno e Pisa, Cosimi e Kutufà contro Filippeschi (e contro il presidente della Regione Rossi), cioé Pd contro Pd, ma c’è anche Benevento contro Avellino, Dc contro Dc, e che Dc, Ciriaco De Mita contro Clemente Mastella. Che gongola («Da sempre vado dicendo che storicamente sarebbe giusto dare a Benevento i gradi di capoluogo») per aver messo sotto il re di Nusco, il quale però lascia aperta la porta a un sorpasso finale di Avellino: «La decisione dei tecnici è stata frettolosa, ma non è ancora detto...».
Ciò che spaventa Livorno, oggi, è proprio questo: a quanto pare il governo sarebbe disposto ad accettare altri passi indietro pur di veder convertire il decreto in legge. Come? Cancellando il criterio della popolosità e sostituendolo con un criterio “democratico”, ma sarebbe più corretto dire “ponziopilatesco” che attribuirebbe ai Comuni delle nuove province la scelta del capoluogo. Chiaro che nel caso di Pisa e Livorno, i 39 municipi pisani ribalterebbero la situazione di fronte ai 20 livornesi, anche nel caso di un voto ponderato sulla popolazione totale.
Ma si tratta di un rumor. Anche perché se saltasse il criterio della popolosità (confermato dal decreto per tutti i casi di due province unite) per sistemare alcune situazioni incandescenti, si rischierebbe di ribaltare gli equilibri in una serie di accorpamenti già accettati dalle rispettive comunità locali.
(g.c.)
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