Attenzione
Processo Doveri, è scontro per una lettera da Antigua
Spedita in carcere all’imprenditore, per l’accusa è la prova di interessi all’estero. La difesa: solo un’amica preoccupata e il rito immediato è incostituzionale
LIVORNO. È l’ultimo documento che il pubblico ministero ha inserito tra le prove a carico di Giuseppe Doveri, l’imprenditore arrestato il 29 aprile scorso per la bancarotta milionaria della Turmar srl, ma probabilmente sarà uno dei più discussi durante il corso del dibattimento. Secondo l’accusa, infatti, la lettera partita da Antigua e firmata Nicla, ricevuta mentre l’indagato era in carcere, sarebbe la prova degli interessi che il sessantaquattrenne, ora ai domiciliari, avrebbe all’estero. «In compagnia di segretarie e faccendieri – è la tesi del pm Luca Masini – saliva periodicamente in autobus per andare in Svizzera a portare i contanti che faceva poi transitare su conti esteri».
Per la difesa, invece, quella lettera è soltanto il messaggio di un’amica che dopo aver visto quello che era successo si voleva sincerare delle condizioni di una persona a cui è legata. È in questa direzione che gli avvocati Massimo Girardi e Davide Lera hanno fornito alla Corte i riferimenti dell’autrice della lettera che molto probabilmente sarà ascoltata come testimone. Il secondo appuntamento con il processo Doveri, che ieri non era in aula, doveva essere un’udienza lampo. Invece si è trasformata in una battaglia tra accusa e difesa che dopo aver acquisito le prove la settima scorsa ha chiesto ai giudici di fermare il processo perché «il rito immediato in questo caso è incostituzionale». Una tesi che il sostituto procuratore ha criticato: «C’è l’evidenza della prova e sia durante l’interrogatorio che durante la convalida l’imputato ha deciso di restare in silenzio dicendo che non ricordava». Dopo quaranta minuti di camera di consiglio la richiesta della difesa è stata respinta. Il processo continuerà.
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