Il Tirreno

Livorno

I livornesi pagano meno Imu dei pisani

di Andrea Lazzeri
I livornesi pagano meno Imu dei pisani

L’assessore Valter Nebbiai replica ai conteggi diffusi nei giorni scorsi: «Ecco le vere cifre del gettito e la classifica»

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LIVORNO. «Non so più come spiegarlo, ho scritto anche una lettera al Sole 24ore che sarà pubblicata lunedì: Livorno non è tra le città italiane che tassa di più i propri cittadini, quella che fa pagare l'Imu più alta». L'assessore alle finanze Valter Nebbiai, l'uomo che tiene in ordine i conti del Comune in questi anni tempestosi, è costretto a tornare sulla storia che Livorno appartenga alla top ten delle città con maggiore pressione fiscale sulle case. L'ultimo spunto viene dal giornale di Confindustria che aveva un'elaborazione realizzata da un'associazione di categoria.

Le cifre che Valter Nebbiai spiattella ancora una volta sono di semplice lettura: Livorno incassa di Imu 25 milioni e 729.426 euro. Pisa ne incassa 41 milioni e 571.798 euro. Solo che Livorno ha circa il doppio di case di Pisa. Ciò significa che i livornesi pagano molto meno dei vicini. In media ogni cittadino labronico versa 160 euro, ogni pisano 258. Si tratta di medie che, quindi, comprendono neonati e centenari, padroni di caselli e di rustici diroccati. Ma questo dicono, con inconfutabile chiarezza, i conti fatti dai due comuni e passati al vaglio del ministero delle finanze con un’autorevolezza maggiore delle elaborazioni di un giornale, seppure specializzato. Dove nasce, dunque, la confusione? «Dal fatto che - risponde Nebbiai - a Livorno esiste una sola zona censuaria, a Pisa due». E poi il catasto è - per usare un eufemismo - poco aggiornato, e fornisce valori non più aderenti alla realtà di mercato. Basti pensare che chi abita in una villetta a Montenero arriva a pagare quanto chi risiede in un appartamento nella zona della stazione ferroviaria.

Nebbiai non nega che la discussione sulle aliquote sia un punto importante nella programmazione finanziaria del Comune così come di una strategia di politica di equità sociale. Ma alla fin fine quel che conta è quanto pagano le famiglie per la propria abitazione. L'attenzione dovrebbe essere concentrata non sulle percentuali e sui calcoli degli indici catastali, quanto - soprattutto - sulla spesa che il bilancio famigliare deve sostenere. «È su questo - aggiunge Nebbiai - che è corretto fare i paragoni per capire chi sia più tartassato e chi meno. Su tali parametri Livorno ha buone carte per stare nel gruppo dei Comuni che non hanno pigiato l'acceleratore». Nebbiai snocciola la classifica dei capoluoghi di provincia in Toscana. Eccola riportando tra parentesi la spesa pro-capite di Imu: Arezzo (147), Pistoia (149), Livorno (160), Grosseto (170), Prato (173), Lucca (174), Firenze (251), Pisa (258), Siena (307). Ed anche nel paragone con altri comuni vicini, l'Imu pro-capite che pagano i livornesi non sfigura. A Collesalvetti si pagano 165 euro, a Cecina 205, a Rosignano 280 (ma qui vi sono molte seconde case), a Piombino 227, a San Vincenzo 500 (anche in questo caso hanno un forte peso il numero di seconde case)

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