Il Tirreno

Livorno

«Ci portiamo lo zucchero da casa»

Sos dai pazienti in dialisi: équipe straordinaria ma l’azienda sta tagliando tutto

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LIVORNO. L’sos è stato lanciato da alcuni pazienti costretti a convivere con la dialisi. Per molti di loro significa stare tre volte a settimana, per quattro ore al giorno, sdraiati su un lettino, attaccati a una macchina che lava il sangue al posto dei reni. «Dopo ogni seduta – scrivono – il nostro organismo si stressa a tal punto da lasciarci fisicamente spossati come atleti che hanno fatto una maratona di 50 chilometri. Fino allo scorso anno la struttura ospedaliera ci metteva a disposizione acqua, tè, biscotti per poter fare uno spuntino e la cosa ci gratificava molto. Ora, con la crisi, è stato tolto molto, perciò dobbiamo portarci acqua e zucchero da casa».

La lettera dei pazienti e dei familiari va oltre. «Pazienza, ci siamo detti: ci organizziamo e ci scambiamo qualcosa, tra di noi è nata un'amicizia fraterna. Ma come se non bastasse la struttura ha pensato bene di risparmiare su coperte e cuscini. Stando sdraiati per quattro ore ci prendono un freddo pazzesco e dolori in tutto il corpo, così cerchiamo di lasciare le coperte ai più anziani o di portarci l'occorrente da casa. La cosa comincia a non piacerci». I pazienti segnalano anche che «dobbiamo fare molti esami diagnostici che fino a poco tempo fa ci spettavano gratis: ora paghiamo il ticket di 10 euro a esame: considerando che sono decine all'anno…». Va ricordato, però, che una delibera approvata pochi giorni dalla Regione ha stabilito un tetto di spesa di 30 euro.

Dal gruppo chiariscono che «fortunatamente siamo seguiti da un’équipe di infermieri e di medici straordinariamente preparati che ci seguono istante per istante e ci supportano moralmente». «Lo stesso – aggiungono – vale per i volontari di Svs e Croce Rossa che ci accompagnano e ci riportano a casa». Ma attaccano la politica aziendale: «Chiediamo alla Asl di risparmiare su altre cose, ai vertici. Nessuno ci regala niente, paghiamo le tasse e non chiediamo l’elemosina. Ci sentiamo abbandonati solo perché il caso ha voluto che ci venisse questa malattia». Giancarlo Giusti, referente toscano dell’Associazione nazionale emodializzati e trapiantati (Aned) ha fatto sapere che chiederà un incontro alla Asl 6.

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