La protesta
Sos violenze, nasce la task force per donne e bambini
Accordo tra sanità e giustizia per tutelare i soprusi sulle fasce più deboli. E si pensa ad una casa rifugio dove accogliere e seguire le vittime
LIVORNO. “La donna che sbatteva nelle porte” è un libro sulle violenze ed è la frase che Asl 6 e Procura della Repubblica di Livorno sperano di non sentire più pronunciare da chi è vittima di violenze. Parte da qui la firma del protocollo d'intesa tra sanità e giustizia che istituisce una task-force contro i soprusi per le fasce più deboli, composto da un gruppo di lavoro formato da medici, infermieri, forze dell'ordine, volontari e magistrati.
L'obiettivo è seguire le vittime di qualsiasi abuso dalla prima chiamata al 118, fino alla sentenza del giudice, passando per percorsi protetti durante le cure, interventi tempestivi per raccogliere prove e testimonianze e la certezza da parte della vittima di non essere mai lasciata sola.
Sintetizza il procuratore capo della Repubblica di Livorno, Francesco De Leo: «Per il lavoro che facciamo mettiamo sempre al centro il colpevole, ora è il momento di mettere al centro la vittima». È in questa direzione che è arrivata la proposta del comandante dei carabinieri Massimiliano della Gala e del questore Marcello Cardona di «allestire una casa dove le vittime possono essere seguite ascoltate e aiutate».
«L’accordo – spiegano dall’Asl – porta alla realizzazione di un gruppo operativo interistituzionale che sia in grado non solo di condividere strategie e metodi operativi di prevenzione, ma che porti le forze coinvolte a lavorare con una crescente sinergia».
Per questo Asl - continua il direttore generale, Monica Calamai - «ha adottato un Protocollo che istituisce al proprio interno un centro di coordinamento finalizzato alla creazione di un cosiddetto “Percorso Rosa” ovvero una procedura da attivare a tutela delle vittime di violenze che veda protagonisti non solo il personale sanitario, ma anche assistenti sociali e le forze dell'ordine competenti sull’intervento. Tutto questo nell’ottica di assicurare un intervento coordinato che offra procedure assistenziali protette che garantiscano privacy, incolumità fisica e psichica e la massima celerità di intervento nei confronti degli autori del reato».
Da quando il progetto è partito qualcosa è già cambiato. Spiega il sostituto procuratore Fiorenza Marrara: «Riceviamo ogni giorno telefonate e sollecitazioni da notizie di reato da parte di associazioni e servizi sociali che prima restavano nell’ombra». (f.l.)
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