Gioco
Moschea, islamici in festa insieme a ebrei e cristiani
L’imam: «Vogliamo dialogare con la città che sentiamo con voi come la nostra» Kutufà: «Livorno ha sempre avuto “case di Dio” per i fedeli di ogni religione»
LIVORNO. Non più retorica e proclami di buone intenzioni ma un segno concreto di condivisione e convivenza inter-etnica ieri mattina in via Guarini, zona Picchianti, per l'inaugurazione della nuova moschea. Una giornata storica che ha segnato il ritorno a Livorno di un luogo di culto assente dal 1750.
È stato un momento, come aveva detto nei giorni precedenti l'imam Abdelghani Boukhari, di festa, unione e incontro, perché – lo ha ribadito durante la cerimonia – «la nostra moschea non è solo un luogo di culto, ma una scuola di educazione per imparare a convivere con l'altro, e noi cercheremo di far conoscere il vero volto del buon musulmano che sempre cerca la pace e la strada del dialogo per sentire che apparteniamo davvero a questo nostro Paese e città».
La cerimonia – prevista per le 10 e posticipata di quasi un'ora nell'attesa del sindaco di Livorno che ha annullato la sua presenza all'ultimo minuto – ha tuttavia visto presenti i rappresentanti delle istituzioni cittadine e della provincia, delle forze dell'ordine, dei membri del tavolo delle religioni ed esponenti del mondo associazionistico e del volontariato ringraziati nel discorso iniziale da Mbaye Diop, rappresentante della comunità senegalese: «Ringrazio le autorità cittadine, i fratelli delle altre religioni, le autorità militari che ci hanno offerto amicizia e solidarietà fin da quando eravamo nel garage di piazza XX Settembre».
C'è emozione in ogni parola perché questa moschea è frutto del sacrificio della comunità, è stata costruita "dal basso": è stata finanziata grazie alle offerte dei fedeli, senza l'ausilio di alcuna forma di contributo da parte degli enti pubblici.
Le autorità presenti si sono disposte davanti alla folla che riempiva il luogo di culto mentre l'imam e il presidente della Provincia Giorgio Kutufà tagliavano simbolicamente il nastro rosso.
«Sono orgoglioso di poter essere presente qui», ha sottolineato Kutufà: «Livorno – ha ribadito nel suo intervento – ha sempre avuto templi e case di Dio di ogni religione e adesso rinnoviamo i momenti migliori di questa città che affonda le sue radici in una tradizione di tolleranza e integrazione». Parole condivise anche dal massimo rappresentante della comunità ebraica livornese, Vittorio Mosseri, che si è detto «emozionato di poter partecipare alla bellezza di questo luogo di culto, la mia presenza è testimonianza di stima e rispetto fra le nostre comunità». Aggiungendo poi: «Sono ancora commosso per la foto che abbiamo appena scattato sotto il ramoscello di ulivo (donato dalla parrocchia di San Pio X alle Sorgenti), segno di pace condiviso da tutte e tre le grandi religioni monoteiste».
Erano presenti alla cerimonia di inaugurazione l'assessore alle politiche sociali Gabriele Cantù, ma anche gli amministratori di altre realtà della nostra zona: a cominciare dal sindaco di Collesalvetti Lorenzo Bacci («invito la comunità musulmana ad aprirsi e estendere le iniziative anche nel nostro territorio») e dall’assessore cecinese Burgalassi («sono felice di poter partecipare a questo momento storico che supera le diffidenze e getta un ponte per la conoscenza reciproca delle diverse culture»).
Per la diocesi ha partecipato don Luciano Cantini a nome del vescovo Simone Giusti, che ha inviato un messsaggio di auguri alla comunità islamica di poter prosperare e crescere nella pace: augurio al quale si sono uniti i rappresentanti delle altre confessioni cristiane, battista e valdese, così come il rappresentante della comunità buddista Riccoboni.
La speranza di tutti i presenti è che la moschea possa essere sentita come una opportunità di arricchimento per tutti, ribadisce nelle conclusioni l'assessore alle culture, Mario Tredici, facenti le veci del sindaco («questo sia solo l'inizio di un cammino di fratellanza che guardi al futuro, per un futuro in cui si possa stare insieme fra rappresentanti di culture diverse per vivere insieme»).
In occasione della giornata di festa il tappeto della moschea era coperto con un telo di nailon per permettere ai molti presenti di entrare senza togliersi le scarpe: il luogo di culto potrà ospitare circa 350 fedeli. Sarà condiviso da uomini e donne, segno della grande apertura della comunità musulmana locale, in attesa di poter ricavare uno spazio riservato al sesso femminile qualora fosse possibile acquistare il capannone attiguo a quello in cui ora sorge adesso.
La giornata storica si è conclusa con la condivisione di un rinfresco di pasticcini tipici della tradizione araba (e non solo), tè caldo, pizzette e sformati, offerto dalla comunità musulmana che ha servito gli ospiti con sorrisi e calore.
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