La protesta
«La mia vita accanto a Jonathan»
I sacrifici di Mario per seguire il figlio dopo il grave incidente
LIVORNO. Mario Migliacci da un anno e mezzo si occupa a tempo pieno di suo figlio Jonathan, rimasto invalido dopo un incidente in scooter alla rotonda del cantiere. Il giovane, in seguito a una caduta in motorino è stato in coma per un mese e mezzo. Poi la vita ha ricominciato a scorrere nel suo corpo. Ma il processo di riabilitazione è lento, faticoso e costoso. Per far fronte alle spese mediche e familiari, Migliacci fa i salti mortali. E ha organizzato spesso gare di solidarietà per riuscire a sostenere gli elevati costi medici e non solo. Jonathan infatti ha due figlie a cui badare, oltre che un mutuo da sostenere.
Proprio in virtù di tutti questi sforzi anche economici, Mario non tollera le voci di chi lo accusa di fare una vita agiata. «Mi sono sentito dire che sto facendo fortuna sulle spalle di mio figlio, che vado a mangiare in posti di lusso e a fare colazione ogni giorno al bar. Queste falsità mi feriscono. E invito che dice malignità a tacere e a guardare le cose per come sono: la nostra vita è cambiata sotto la scure di un colpo tremendo. Una cosa che non auguro a nessuno: vederlo soffrire mi uccide. Ma l’unica cosa che conta per noi ora è la salute di Jonathan: vogliamo farlo ricamminare». A questo scopo, tra qualche giorno Mario porterà suo figlio in una clinica molto costosa, specializzata in riabilitazione, che si trova in Svizzera. Cattiverie ma anche solidarietà: «Sono in tanti ad aiutarmi e voglio ringraziare Roberto Piccini, Lorenzini &C e la ditta Mini che ci stanno dando una mano. Mio figlio prende 780 euro al mese e io 1500 - dice il babbo Mario - le spese sono tante e sembrano non finire mai. Con questi soldi dobbiamo pagare non solo la parte sanitaria, ma anche badare alla casa e alle bimbe di Jonathan. A ciò si aggiungono le spese per le esigenze quotidiane».
Mario e sua moglie, dopo l’incidente capitato al loro figlio, hanno persino lasciato il ristorante Canapino in via Terrazzini che gestivano insieme: «Il locale andava a gonfie vele, ma dopo quello che è successo, portare avanti un’attività commerciale del genere era impossibile - dice Mario - e per noi la salute di Jonathan è al primo posto». Grazie alla caparbietà con cui i genitori gli sono stati accanto nel difficile lento recupero, Jonathan piano piano è riuscito a recuperare in parte i movimenti degli arti. Da quando era paralizzato nel letto della clinica del risveglio a Volterra sono cambiate tante cose: ora il giovane riesce ad alzarsi dalla carrozzina e ad entrare da solo in auto. (l.l.)
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