Gioco
Un prete nel fango di un paese in cerca di un nuovo futuro
«Più che l’acqua e le distruzioni il problema più grave di Albinia è la disperazione», dice don Adorno Della Monaca
di MARIO LANCISI
Si è messo a piangere quando cinque angeli del fango sedicenni hanno tirato fuori dal fango del salone della parrocchia la statua di Gesù Cristo morto, la stessa che ogni anno, per il venerdì di Passione, attraversa in processione le vie di Albinia e tutti, credenti e non, si inchinano e si fanno il segno della croce. «La statua si è un po’ rotta, ma il Cristo è ancora integro. E’ un segno splendido di resurrezione per il popolo», dice ancora commosso don Adorno Della Monaca, il parroco di Porto Ercole, che da martedì scorso si è trasferito ad Albinia a dare una mano e a dirigere i volontari.
Albinia, il salvataggio del crocifisso
«Capii subito nella notte di lunedì, vedendo l’acqua che cadeva, i fulmini, i tuoni, sembrava l’apocalisse, che ad Albinia ci sarebbero stati molti pianti. Così ho deciso di mettermi una tuta, gli stivali e con alcuni volontari mi sono diretto ad Albinia dai miei amici preti, don Antonio, don Mariano e don Arnaldo», racconta don Adorno.
. Ad Albinia la Chiesa è sopraelevata e, non essendo stata invasa dall’acqua, è diventata il centro di riferimento del paese. La piazza al coperto. Il crocevia di bisogni e sfoghi.
Tre volti di questa tragedia? «Quelli dei miei tre amici preti. Corrono da una famiglia ad un’altra, ma li vedo, sono spaesati, smarriti, attoniti. E poi i volti di marito e moglie proprietari di un negozio, anche loro miei amici:stavano già preparando i cesti di Natale e ora non hanno più nulla. E poi il volto di Roberto Trucchi, il presidente nazionale della Misericordia, che è di qui. Ha avuto allagato la casa dei genitori e persino del fratello. Un disastro senza misura», risponde don Adorno.
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