Il Tirreno

Livorno

Il fantasma dell’Agelp 64 lavoratori in bilico

Il fantasma dell’Agelp 64 lavoratori in bilico

Porto: a distanza di mesi si riaffaccia un rebus irrisolto (nonostante la firma del patto fra imprese e sindacati)

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LIVORNO. Evidentemente le tante firme in calce al “patto per il lavoro” non ce l’hanno fatta ad allontanare i fantasmi che gravano sul futuro di Agelp. E adesso il destino degli oltre sessanta addetti – l’unica realtà autorizzata a fornire manodopera in porto per affrontare i picchi di lavoro – torna a essere una incognita. Stando alle informazioni raccolte, sarebbe stato questo il tema nel menù del faccia a faccia che giovedì pomeriggio avrebbe visto protagonisti a Palazzo civico il sindaco Alessandro Cosimi e il presidente dell’Authority Giuliano Gallanti, insieme probabilmente a qualche dirigente sindacale.

Il testo del “patto” mette nero su bianco il rafforzamento del soggetto autorizzato in base all’articolo 17, cioè l’Agelp. Come? In capo all’imprendfitoria è l’impegno a operare in vista del «massimo coinvolgimento delle imprese concessionarie» puntando (con l’inciso cautelativo «se del caso») a promuovere «un adeguato riassetto dell'attuale società di gestione».

Il punto è che, stando a quanto denunciano i lavoratori, finora le cose non hanno fatto sostanzialmente nessun passo concreto in avanti nonostante i tanti annunci, le manifestazioni di volontà, gli inviti e le sottolineature. Resta il rebus di come riorganizzare questo tassello che sarebbe indispensabile in porto, se non fosse che spesso – è un’altra accusa che parte dai lavoratori – le imprese di servizi svolgono il proprio ruolo in modo improprio così da comportarsi di fatto come un puro fornitore di manodopera anziché come un prestatore di servizi (con una propria struttura aziendale al di là delle braccia del lavoratore). Per dare un altolà a questi fenomeni semi-sommersi l’Authority aveva lanciato una campagna per mettere un cartellino identificativo su tutti i mezzi che circolano in porto così da evitare che lo stesso mezzo venga utilizzato da più imprese facendolo passare come proprio. Dalla trincea degli addetti Agelp si segnala che quest’iniziativa è stata sostanzialmente osteggiata dalle ditte.

I lavoratori, ad esempio, si sentono scottati dall’esperienza di questi lunghi mesi a bagnomaria e temono che qualsiasi interruzione nella vita della società rischi di far precipitare nel baratro anche il loro posto di lavoro. È per questo che vedono con parecchi dubbi – fanno rilevare – l’idea di chiudere l’Agelp per poi aprire una Nuova Agelp che ricominci daccapo.

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