Il Tirreno

Livorno

E ora i sindaci della Versilia fanno l’occhiolino a Pisa

di Mauro Zucchelli
E ora i sindaci della Versilia fanno l’occhiolino a Pisa

Ma intanto l’Unione delle Province presenta una richiesta di modifica: Lucca e Massa a sé dividendo in due la maxi-area della costa toscana

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LIVORNO. Per due-tre settimane sono volati gli stracci, fra strilli e battibecchi sventolando le bandiere contrapposte, poi la questione del riordino delle Province (e il duello livornese-pisano) è finita sott'acqua. Ma è come nella pallanuoto: le telecamere inquadrano palombelle e passaggi, è però sotto il pelo dell'acqua che ci si scambia sgambetti vigliacchi e colpi proibiti.

L'ultimo doppio colpo non va in scena qui da noi bensì fra Lucca e la Versilia. Dopo esser rimasta in silenzio per mesi prigioniera delle faide che dilaniano i propri partiti, quando si è ritrovata inglobata dentro la "provinciona" costiera Lucca ha fatto due più due quattro e ha preso a sgomitare per tirarsi fuori da un disegno territoriale che rischia di metterla ai margini del dualismo fra Livorno e Pisa. L'ha fatto con il presidente della Provincia di Lucca, Stefano Baccelli (Pd), che dopo un intensissimo lavorio ai fianchi ha centrato due obiettivi. L'uno: è riuscito a farsi ascoltare in audizione dalla commissione affari costituzionali del Senato. L'altro: ha ottenuto che a livello nazionale l'Unione delle Province ponesse la divisione di Lucca-Massa da Pisa-Livorno come unica correzione al disegno territoriale inizialmente uscito dal decreto del governo.

Non è passato che un pugno di ore ed ecco che il fronte dei sindaci della Versilia, anch'essi tutti con targa di centrosinistra: va al contrattacco schierandosi contro Lucca capoluogo (unica eccezione Massarosa mentre Viareggio ha il commissario e non può esprimersi): c'è di mezzo l'ostilità secolare fra versiliesi e lucchesi ma soprattutto il timore di finire in una "provincetta", piccola, marginale e periferica che non conterebbe nulla in una Toscana dominata da Firenze superstar.

Nella lettera aperta firmata dai sindaci Michele Silicani (Stazzema), Ettore Neri (Seravezza), Umberto Buratti (Forte dei Marmi), Alessandro Del Dotto (Camaiore) e Domenico Lombardi (Pietrasanta) e da Maurizio Verona, presidente dell'Unione dei Comuni della Versilia, si punta a mettere al centro del dibattito l'articolazione territoriale degli uffici e dei servizi pubblici e non c'è una sponsorizzazione esplicita di Pisa capoluogo: ma non è un segreto che ufficiosamente lo schieramento versiliese guarda a Pisa come al capoluogo della "provinciona" per il ruolo che hanno il turismo e la nautica nell'economia (ma anche per la centralità di strutture chiave come università e sanità).

Il decreto del governo prevede il criterio del capoluogo nella città più popolosa salvo diversa soluzione da prendersi "anche a maggioranza". Nel senso di maggioranza dei sindaci della città capoluogo, pare di interpretare. Dunque, la Versilia non peserebbe in questo conto. Però, nel gossip politico legato alla questione del capoluogo, la mossa di Buratti e compagni viene guardata anche da apripista alla eventuale discesa in campo dell'area massese.

Questi movimenti sul fronte lucchese-versiliese seguono di pochissimi giorni il consiglio comunale che a Palazzo civico non ce l'ha fatta a trovare l'unanimità neanche sulla battaglia relativa al capoluogo di provincia: si sono astenuti nel centrodestra Gionata Giubbilei e, nei banchi dell'Idv, Andrea Romano ("da settembre non avete fatto niente, ora ci chiedete di assumerci le stesse responsabilità: quando vi pare gli altri non contano nulla, vedi la giunta monocolore e la modifica arrogante delle commissioni, ora che sulla Provincia si prospetta una cocente sconfitta volete che le legnate si prendano tutti insieme"). Insomma, un pronunciamento del consiglio nel segno di quella stessa "debolezza" che le opposizioni hanno imputato alla giunta.

Non basta. E se il Pd livornese aveva alzato la voce minacciando di mettersi di traverso sui vari progetti regionali che interessano il territorio (a cominciare dall'inceneritore), l'altra doccia fredda era stata il 6 novembre la scelta della Corte Costituzionale di non scegliere. Avrebbe dovuto pronunciarsi sul ricorso di incostituzionalità messo in pista da ben otto Regioni ma la Consulta ha rinviato la palla in calcio d'angolo e, appena un'ora dopo la notizia del rinvio dell'udienza, il presidente Napolitano ha messo la firma al decreto governativo. I giudici costituzionali ce l'hanno fatta a restare alla finestra perché, con una serie di minimi slittamenti tecnici, il governo dei tecnici è riuscito a far slittare la pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale e a tenerlo congelato nel cassetto della scrivania per cinque giorni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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