Sicurezza
Abuso di ufficio e truffa Ecco su cosa indaga la procura
COLLESALVETTI. La piscina è stata costruita da una società, la Sesport, guidata da un imprenditore edile di Vicarello, Daniele Giusti, presidente provinciale della Cna. Nonostante un capitale di...
COLLESALVETTI. La piscina è stata costruita da una società, la Sesport, guidata da un imprenditore edile di Vicarello, Daniele Giusti, presidente provinciale della Cna. Nonostante un capitale di 27mila euro, la società ha avuto un finanziamento di 4 milioni da due banche, Mediocredito Trentino e Credito Cooperativo di Castagneto, garantito da una fideiussione di pari importo sottoscritta dal Comune. Il Comune ha preteso che la Sesport si assicurasse contro gli imprevisti, in modo da non doverne rispondere, ma la società con la quale è stata stipulata la polizza (Albatross Invest) è poi fallita. E qui sta il guaio, perchè la Sesport non è stata in grado di pagare le rate del prestito e le banche hanno bussato al Comune, fideiussore del contratto di mutuo.
Il pool di imprenditori nel mirino della magistratura, giravano quindi intorno sostanzialmente da tre società: la Ceal, il consorzio che ha costruito la struttura; la Sesport, che aveva avuto l'affidamento dal Comune dei lavori, e la Gis, società ad hoc tramite cui Sesport aveva ottenuto la gestione della cosa. Secondo l'accusa, gli otto imprenditori in concorso fra loro, si sarebbero fatti concedere un finanziamento di circa 4 milioni di euro, garantiti tramite fidejussione dal Comune, e poi avrebbero realizzato, sempre secondo l’accusa, "un impianto incompleto con materiali scadenti del valore effettivo di circa 2.5 milioni euro". Questo meccanismo sarebbe stato realizzato dagli imprenditori coinvolti nell'inchiesta attraverso una sovrafatturazione: le società, secondo l'accusa, avrebbero infatti prodotto fatture per importi superiori anche ai 4 milioni. Ma gli investigatori non ritengono possibile una spesa di quell'importo, anche in base a una perizia effettuata dai tecnici del Comune secondo la quale quell'impianto vale appunto 2.5 milioni di euro. Un meccanismo che sarebbe stato favorito da due figure chiave all'interno del Comune colligiano, ovvero l'ex sindaco Nicola Nista e il segretario comunale Riccardo Alonzo.
Secondo l'accusa, l'allora primo cittadino ha assegnato alle società Sesport-Gis-Ceal la realizzazione del complesso sportivo senza procedere a una gara d'appalto di evidenza pubblica. Nel mirino anche la ormai famosa la fidejussione bancaria di 4 milioni. Così facendo, secondo gli inquirenti, Nista avrebbe procurato "intenzionalmente un ingiusto vantaggio patrimoniale alla società Sesport-Gis-Ceal". (l.m.)
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