Il Tirreno

Livorno

Nascosti nel bosco con droga e armi

di Lara Loreti
Nascosti nel bosco con droga e armi

Due marocchini della zona sahariana arrestati dai carabinieri: avevano 15mila euro di droga. Nel blitz quattro militari feriti

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Quando vedono arrivare i carabinieri, cominciano a correre a piedi nudi fra i rovi. E una volta che i due marocchini, considerati gli spacciatori del Corbolone, vengono raggiunti dai militari, nasce una violenta colluttazione per cui quattro carabinieri finiscono all’ospedale. È così che le amene colline livornesi si trasformano in un ring, oltre che nella nuova piazza dove spacciare la droga e dove celare gli “strumenti del mestiere”. Ieri mattina i carabinieri hanno arrestato i due magrebini non solo per detenzione di droga ai fini di spaccio, ma anche per possesso di arma da fuoco, di arma da taglio, resistenza e lesioni. All’interno della loro tenda, i militari hanno trovato 12/15mila euro di cocaina, una pistola, un coltello da circo e un macete. Negli ultimi mesi lo spaccio nelle colline livornesi, da Castellaccio a Vallin Buio, è sempre più diffuso, ma è la prima volta che i pusher dei boschi detengono un armamentario simile. E l’attenzione dei carabinieri su questo fenomeno è sempre più alta.

Un blitz andato in scena all’alba quello di ieri. Da una parte i carabinieri del Nucleo operativo radiomobile guidati da Claudio Gallù, dall’altro i “custodi” della droga del Corbolone. In manette finiscono Aziz Fatie, 23 anni, e Said Cabase, 22 (quest’ultimo, come accertato dai carabinieri, aveva già un ordine di cattura per un fatto droga). I militari sorprendono i due giovani appena fuori dalla tenda, che rappresenta il loro rifugio oltre che il ricovero dove nascondere la roba e l’occorrente per spacciarla. I marocchini cercano in tutti i modi di scappare, ma non ci riescono. E nella foga della resistenza, come emerso dagli accertamenti dell’Arma, picchiano e feriscono quattro militari. Ma come mai tanta tenacia? Secondo Gallù e Luigi Perri, il comandante del Nucleo investigativo, i due hanno una forte motivazione a difendere il “patrimonio” nascosto dentro la tenda: una pistola clandestina (fabbricata forse in Belgio), piccola di dimensioni ma con un calibro 6.35 in grado di essere letale fino a una decina di metri; poi ci sono il coltello, il macete, 10 dosi di coca già pronta più altri 50 grammi da tagliare. I militari trovano anche 5 cellulari e 200 euro in monetine.

I due marocchini, provenienti dalla zona sahariana del Marocco e di origine nomade, sono in Italia da un anno circa e a Livorno da qualche mese. I militari li tenevano d’occhio da tempo e durante i servizi di osservazione ne hanno monitorato gli spostamenti nei boschi sopra via delle Sorgenti, dalla Puzzolente a Vallin Buio fino al Corbolone, dove sono stati stanati ieri. I consumatori, come accertati dall’Arma, sono di tutte le età e di tutti i ceti sociali, anche professionisti. Per farsi riconoscere, i clienti sfanalavano con l’auto o gridavano. Mentre i magrebini, per difendere il territorio, facevano vere e proprie ronde armate. «Questo per noi è un punto di grossa importanza investigativa - ha detto il comandante provinciale, il colonnello Massimiliano Della Gala - sia nel contrasto alla diffusione della droga sia per la pericolosità delle persone coinvolte». I due vivevano in condizioni molto precarie dal punto di vista igienico e da qui nasce il monito del capitano Perri: «Chi compra droga tagliata da gente che vive in quel modo deve stare attento, anche perché le dosi potrebbero essere ancora più pericolose vista la scarsità igienica».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa