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Livorno

LA CITTÀ CHE CAMBIA» IN PERICOLOUN PEZZO DI STORIA

di Federico Lazzotti
LA CITTÀ CHE CAMBIA» IN PERICOLOUN PEZZO DI STORIA

LIVORNO. È il cinema dei bambini: si arriva a piedi, esiste ancora il biglietto ridotto, costa 4 euro, l’intervallo di dieci minuti per comprare i chicchi al bar e il posto non ti viene assegnato, ma...

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LIVORNO. È il cinema dei bambini: si arriva a piedi, esiste ancora il biglietto ridotto, costa 4 euro, l’intervallo di dieci minuti per comprare i chicchi al bar e il posto non ti viene assegnato, ma se vuoi la prima in fila, la più ambita, te la devi conquistare facendo le rincorse prima che si spengano le luci. Poco importa se dopo un’ora e mezzo hai il torcicollo e la testa che pulsa. Hai vinto.

Forse è per questo clima da “Nuovo Cinema Paradiso” che domenica scorsa con “Madagascar 3” al cinema dei Salesiani hanno fatto un doppio tutto esaurito: duecento spettatori per lo spettacolo delle tre e un quarto e altrettanti paganti a quello successivo delle cinque e mezzo.

«Sarà per la crisi o per la giornata nuvolosa, questo non lo so, ma era un po’ di tempo che non vedevamo così tanta gente», ammette Rino Pizzonia anima, con un’altra ventina di volontari, della storica sala all’interno della parrocchia Sacro cuore di Gesù, lungo il viale del Risorgimento.

Adesso però la il cuore dell’attività parrocchiale, rischia di andare in pensione dopo mezzo secolo di onorato servizio passati a proiettare, a costi contenuti, film in seconda visione, di quelli che oggi nelle multisala arrivano con un paio di mesi di anticipo.

«Da gennaio – recita una direttiva della Comunità europea – la pellicola in cellulosa sarà abolita, e dovrà essere sostituita dal sistema digitale». Immagine perfetta e addio a quelle righe nere che ogni tanto compaiono sullo schermo, segno delle due pizze incollate l’una all’altra.

Per molte sale che già usano il digitale sarà un passaggio indolore, ma la conseguenza sul «cinema delle famiglie» potrebbe essere quella di una condanna a morte. «Le compagnie cinematografiche a partire da quelle americane – spiega lo stesso Pizzonia – si butteranno sul digitale e a cascata ovviamente i distributori si dovranno adeguare e con loro le sale che dovranno allestire un sistema di connessione attraverso il quale scaricare i film. Noi abbiamo un proiettore sul quale girano pellicole 35 millimetri: è una bella macchina che non dà problemi. Qualche anno fa abbiamo anche rifatto l’impianto acustico in dolby sorround e lavori che consentono anche ai disabili di partecipare agli spettacoli teatrali che facciamo. Ma è ovvio che per proporre un cartellone che stia sul mercato servono film nuovi. E in pellicola ne arriveranno sempre meno. Ecco perché possiamo dire di avere ancora un anno di ossigeno. L’unica certezza è che passare al nuovo sistema ci servirebbero 70mila euro, somma che proprio non abbiamo e che nemmeno i Salesiani potrebbero investire».

Ecco perché nei mesi scorsi il gruppo di volontari che gestisce il cinema-teatro si è messo intorno a un tavolo e ha compilato la domanda per provare ad accedere ai fondi regionali per finanziare la metà della somma che permetterebbe di passare al nuovo sistema.

«Purtroppo – racconta Monica Giannasi, che dentro l’organizzazione si occupa dei conti e frequentando la sala ha trovato l’anima gemella – la Regione accoglierà solo trentatré delle sessanta domande che sono arrivate. Ma noi sappiamo già che siamo stati esclusi dalla graduatoria. Adesso aspettiamo di conoscere le motivazioni». Forse quello che ha penalizzato i Salesiani è proprio la conduzione familiare della struttura: nessun dipendente e gente che si rimbocca le maniche mettendo a disposizione le proprie competenze.

Anche perché la sala di viale del Risorgimento non è solo film per bambini e una rassegna di cineforum il giovedì che ha il patrocinio della circoscrizione e il prossimo anno compierebbe vent’anni. «Abbiamo una compagnia teatrale – raccontano orgogliosi questi ragazzi diventati volontari laici – in primavera da qualche anno organizziamo anche spettacoli di danza con le migliore scuole della città. E poi incontri, concerti di musica. Lo sappiamo che la cultura costa ed è la prima voce ad essere tagliata in periodi di crisi, ma l’ignoranza alla fine, costa molto di più». Ecco perché sarebbe un peccato spegnere il cinema dei bambini per sempre.

fedelazzotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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