Il Tirreno

Livorno

Trema la Trw, a rischio 105 lavoratori

di Mauro Zucchelli
Trema la Trw, a rischio 105 lavoratori

Salta il piano Fiat, la multinazionale dichiara in esubero quasi un addetto su 4 nella fabbrica di via Enriques

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LIVORNO. «Trw Automotive Italia srl ha informato in data odierna i rappresentanti dei lavoratori di una potenziale ristrutturazione riguardante fino a 105 persone nel suo stabilimento di Livorno». Il temuto terremoto si materializza alle 18,41 in una nota ufficiale della controllata italiana della multinazionale del Michigan: significa che è concretamente a rischio il posto di quasi un lavoratore su quattro fra i 470 addetti ora occupati nella fabbrica di via Enriques che produce sistemi di sterzo per Ford, General Motors, Peugeot (Psa), Zf e soprattutto Fiat.

Nelle 14 righe della nota del gruppo non figurano nero su bianco i dettagli ma, a quanto è dato capire da informazioni di fonte sindacale, proprio il mancato decollo del progetto che la casa automobilistica torinese aveva annunciato riguardo alla nuova Punto sembra all'origine della decisione dello stato maggiore europeo del gruppo di adoperare la forbice in modo pesante. La riprova? Il fatto che non si sa se la mannaia sia calata anche su altri stabilimenti che il gruppo ha in Italia: comunque in casa Trw era proprio Livorno che avrebbe dovuto lavorare per la nuova Punto, confermano dalla Camera del lavoro.

«Queste azioni – dice il direttore generale Bruno Bertagna nel comunicato firmato Trw – non derivano dalle attuali pressioni sul nostro settore, bensì da un problema strutturale che dobbiamo affrontare, assieme al drastico calo degli ordinativi». E aggiunge,, a piè di annuncio: «Faremo tutto il possibile per sostenere i nostri dipendenti durante questo difficile periodo».

Il direttore Bertagna segnala che «abbiamo sempre lavorato per migliorare la competitività dello stabilimento nonostante la riduzione delle commesse»: solo che «sfortunatamente le iniziative finora poste in essere non sono sufficienti». Al via ieri dunque un round di contatti con le rappresentanze sindacali di fabbrica e con le segreterie provinciali delle organizzazioni dei metalmeccanici Cgil Cisl Uil per avviare «un percorso per sviluppare il piano di gestione degli esuberi».

Dal fronte sindacale è stato chiesto che il board europeo di Trw incontri urgentemente sia le organizzazioni dei lavoratori che le istituzioni. «A cominciare dalla Regione Toscana, che poche settimane fa ha chiesto al governo di individuare Livorno-Collesalvetti come area di crisi per le gravi difficoltà che ha sul fronte caldissimo della componentistica auto», dice Enrico Pedini, dirigente Fiom Cgil.

«All’annuncio degli esuberi gli operai dello stabilimento si sono riuniti in assemblea permanente», avverte Sergio Fondi, metalmeccanici Cisl: «Non molleremo, vi rimarranno finché non ci sarà la data di quest’incontro con i vertici europei della multinazionale».

La Trw aveva già conosciuto una robusta “dieta dimagrante” che ne aveva assottigliato in modo netto gli organici: se adesso eravamo già ben al di sotto degli standard di 670-700 addetti di appena quattro-cinque anni fa è perché era stata chiuso il “rubinetto” dei contratti a termine e soprattutto era stata accompagnato alla pensione via mobilità un gruppone di circa 150 lavoratori (buona parte dei quali sono ora finiti nel gorgo delle difficoltà nate per gli “esodati” in seguito alla riforma Fornero).

La nota della società gira al largo dalla parola «licenzia- mento» o anche solo «mobili- tà»: semmai parla di «gestione degli esuberi» e di «potenziale ristrutturazione». Segno che, se le parole hanno ancora un senso, non è ancora stato determinato il destino di «fino a 105 persone» che, tanto per non farsi illusioni, sono comunque in eccesso. Anzi, la cura drastica è, a giudizio del direttore Bertagna, indispensabile per «assicurare un futuro ai lavoratori che rimarranno».

Ma c’è un “ma”: può darsi che il sentiero sia tutto in salita: lo confermano le notizie che arrivano dalle organizzazioni dei lavoratori.

Detto in estrema sintesi, fra i dirigenti sindacali cova il timore che lo stabilimento livornese abbia esaurito nel corso degli anni tutto l’”ossigeno” utilizzabile in fatto di cassa integrazione e questo rende ancor più complicata la gestione di questa partita.

È quanto ripete la Fiom con Pedini («per adesso lo stato maggiore europeo della Trw non ha dato la disponibilità a percorrere nessun tipo di strada alternativa»). Anche Ilaria Landi, sindacalista di casa Uilm, non nasconde la preoccupazione: «Abbiamo la necessità di prendere tempo per poter esplorare tutte le opportunità possibili e immaginabili che consentano di evitare soluzioni con ripercussioni traumatiche. È proprio per questo che si fa ancor più importante il coinvolgimento della Regione in questo match così difficile».

Mauro Zucchelli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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