Gioco
Maxi-bolle di sapone in piazza: a Roma multata una livornese
È una artista di strada protagonista di show nei teatri «Una bimba di 4 anni in lacrime a tu per tu con i vigili»
LIVORNO. «A cosa hanno fatto la multa? Alle bolle di sapone, visto che non avevo né amplificazione né strumenti musicali né nulla. Poi mi hanno detto di non farmi più vedere a Roma: che me ne andassi a Livorno a fare l'artista di strada». Quel che racconta Maria Grazia Fiore, pugliese di origine ma «ormai livornese doc» («questa vostra, anzi nostra, meravigliosa città mi ha adottato e io ne vado fiera»), riguarda una scena in esterno notte: sabato scorso, Roma, nel cuore del cuore di Trastevere.
Maria Grazia – che è nella compagnia livornese del Teatro del Porto e ora in quella, altrettanto labronica, di Ribolle – è conosciuta nei teatri di mezza Italia per lo show di maxi-bolle di sapone che ha stregato le platee al punto da conquistarsi uno spazio nei tg nazionali. Ma quella sera, come fa ogni fine settimana, è semplicemente una artista di strada che fa giocare una tribù di bambini con il naso all'insù, incantati di fronte a questa magìa fatta di niente se non d'un guizzo di fantasia. Immaginatevi la meraviglia e lo stupore di queste bolle kolossal di tre metri...
È passata l'ora di cena e arrivano gli agenti della polizia municipale che bloccano una prima volta Fiore, lei chiede tempo per finire di far giocare i bambini, una «tregua di tre minuti» – racconta lei – e poi i vigili tornano alla carica e stavolta è per farla smettere davvero.
Con una gag che vede come protagonista involontaria una bambina piccina picciò («avrà avuto tutt’al più quattro anni») che, stando a quanto riferisce Maria Grazia Fiore, si mette a tu per tu con la vigilessa. Le dice: lasciami vedere quelle bellissime bolle. La vigilessa ribatte: tu rispetta le regole a scuola, loro devono rispettare le nostre regole qui in piazza. «A quel punto la bimba è scoppiata in lacrime, anche i genitori si sono infuriati».
Le regole – precisa Fiore – sono quelle dell’ordinanza con cui l’assessore alla cultura della giunta Alemanno ,vuol mostrare i “muscoli” dichiarando guerra agli artisti di strada: tolleranza zero, sventagliata di multe da 50 euro per aver fatto le bolle dopo l’orario-limite delle 20.
Chissà se è proprio un caso che se la siano presa con Maria Grazia Fiore: è diventata lei uno dei punti di riferimento della battaglia che gli artisti di strada ha ingaggiato contro la delibera.
«Non ho potuto far altro che chiedere scusa ai bambini», dice la busker delle mega-bolle. «Inutile dire che la piazza se l'è presa con i vigili: noi non davamo fastidio a nessuno, loro invece erano lì a fare la guerra a noi artisti di strada in quella Roma che è da sempre la patria di noi che regaliamo un sorriso in cambio di una moneta nel cappello. Proprio in quella Roma che quello stesso sabato è stata offesa da una manifestazione fascista: era lì che dovevano andare i vigili, non da noi».
Ciliegina sulla torta, – sottolinea con amarezza la busker livornese – il blitz numero due che «cinque minuti più tardi» ha messo nel mirino Joseph, libanese, «un profugo di guerra fuggito dalle bombe che martoriano il suo Paese e ora si muove sulle stampelle». Si arrangia a sbarcare il lunario vendendo orecchini: «L’hanno sbattuto al muro e poi l’hanno portato via come se fosse il più pericoloso dei delinquenti».
Fiore ha un sospetto: «Il problema non credo che sia il gesto in sé: non è paradossale multare una maxi-bolla? Non credo che mi avrebbero fatto niente se fossi stata semplicemente una mamma che giocava con i suoi bambini inventando queste bolle giganti per strada. No, il problema è il cappello: è il simbolo del fatto che chi vuol sentirsi sceriffo, sia esso un sindaco o un vigile urbano, non sopporta che la gente ami lo spirito anarchico di noi artisti di strada».
Va avanti da settimane, in effetti, il braccio di ferro fra la giunta di centrodestra guidata da Alemanno e la comunità dei buskers («siamo almeno una settantina »): agli inizi del mese scorso c’era stata perfino una manifestazione di protesta «per farci riavere il diritto di stare in piazza».
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