Gioco
L’OMBRELLINO DI FRONTE ALL’ALLUVIONE
di MAURO ZUCCHELLI Ècome per le alluvioni: annunciate, annunciatissime, quasi attese. E, come per le alluvioni, con nient’altro in mano che un ombrellino. Non si può proprio dire che i guai nell’indus...
di MAURO ZUCCHELLI
Ècome per le alluvioni: annunciate, annunciatissime, quasi attese. E, come per le alluvioni, con nient’altro in mano che un ombrellino. Non si può proprio dire che i guai nell’industria dell’auto siano piombati sulla scena come un fulmine a ciel sereno: i dati delle vendite auto disegnano una Caporetto ogni volta che saltano fuori e quelli della Fiat più che mai.
E se Marchionne si limita a impancarsi in battaglie di chiacchiere anziché lanciare nuovi prodotti, ecco che il cuore dell’industria manifatturiera livornese – la componentistica auto – resta con l’ombrellino in mano di fronte all’uragano Sandy.
È come se fossimo di nuovo di fronte allo scenario degli anni ’90, quando la Fiat lasciò di punto in bianco questo territorio in cui aveva fabbriche, operai e peso. Solo che adesso la sberla è ancor più pesante perché senza nemmeno la responsabilità di un ruolo diretto: Marchionne mette in naftalina il progetto Italia (e forse la stessa Fiat) e, di riflesso, azzoppa le prospettive delle fabbriche che a quel progetto avevano legato una strategia per tornare quantomeno a galleggiare su una crisi nera. Soffrono gli stabilimenti livornesi più legati alla committenza Fiat.
L’aveva già detto la Fiom quando si era aperto lo squarcio del caso Mtm poche settimane fa: «Rischiamo di trovarci a fine anno con una situazione choc», aveva detto un sindacalista solitamente prudente come Enrico Pedini parlando del «pericolo di veder materializzare l’incubo di 150-180 licenziamenti».
Si somma la doppia debolezza contrattuale: 1) la profonda crisi dell’auto non è congiunturale, a meno che non cambino davvero processi e prodotto; 2) le nostre fabbriche sono in mano a multinazionali che rispondono alla logica insediativa planetaria di questo tipo di management, di proprietà, di capitali. Guai se non si rinforza l’argine prima che arrivi un’altra onda di piena ancor più tremenda, ancor più devastante.
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