Il Tirreno

Livorno

Io e la mia azienda messe in difficoltà dalla nuova legge Iva

di Ludovica Monarca
Io e la mia azienda messe in difficoltà dalla nuova legge Iva

La storia di Camilla Fonti che ha una ditta di servizi «Ci mancava solo la burocrazia complicata, così ci uccidono»

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LIVORNO. Confusione e rabbia. Ecco cosa ha provato Camilla Fonti, livornese 46enne, proprietaria di una ditta di servizi, quando ha ricevuto la comunicazione da parte di un suo cliente che aveva deciso di bloccare i pagamenti. Il motivo? L’entrata in vigore del decreto sviluppo.

L’articolo 13 del decreto ha modificato la disciplina in materia di responsabilità fiscale nell’ambito dei contratti di appalto e subappalto di opere e servizi. La disposizione, in estrema sintesi, prevede la responsabilità dell’appaltatore e del committente per il versamento all’Erario delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente e dell’imposta sul valore aggiunto dovuta dal subappaltatore e dall’appaltatore in relazione alle prestazioni effettuate nell’ambito del contratto. La norma esclude tale responsabilità se si acquisisce la documentazione attestante che i versamenti fiscali, scaduti alla data del pagamento del corrispettivo, sono stati correttamente eseguiti. In poche parole: dimostrami che sei in regola con l’Iva e io ti pago, altrimenti grazie e arrivederci.

Per Camilla, da sempre in regola con tutte le documentazioni, è stato come un fulmine a ciel sereno. «Non capisco – spiega – come posso dimostrare di essere in regola con un pagamento che non ho ancora effettuato. Io ho l’Iva trimestrale, già a volte è difficile farsi pagare, specialmente in questi momenti di crisi, figuriamoci adesso».

È arrabbiata Camilla,sommersa da una burocrazia complicata e dalle troppe tasse, si scende scivolare un po’ il terreno sotto i piedi, anche se la sua ditta, che opera dal 2006, è sanissima. «Per carità – si sfoga – io sono d’accordo con la legge, ma mi sarei aspettata che fissassero un tetto minimo, magari a partire da fatture da almeno 2000 euro». « E poi – continua – doveva essere introdotta proprio adesso? Siamo tutti oberati dalle scadenze delle tasse, non ne possiamo più. Ci mancava solo aggiungere questa incertezza». Difende la sua categoria e pretende chiarezza. «Noi proprietari di piccole imprese siamo i più colpiti da qualunque normativa, non fanno che alzare le tasse e complicare la burocrazia. Ma come fa a ripartire l’economia se rendono la vita più difficile proprio a chi dà il pane alla società?».

Camilla non è la sola a chiedere delle spiegazioni più chiare riguardo alla nuova normativa. Sono molte le ditte di servizi che, come Camilla, sono corse dai propri commercialisti a chiedere spiegazioni, ma tutto sembra essere ancora molto nebuloso.

L’Agenzia delle Entrate, l’otto ottobre, ha inviato una circolare chiarificatrice specificando, tra le altre cose, come la certificazione deve essere richiesta solamente in relazione ai pagamenti effettuati a partire dall’11 ottobre, in relazione a contratti stipulati a partire dal 12 agosto. Ma gli ulteriori chiarimenti non sono stati sufficientemente esaustivi. La stessa Anaci (Associazione nazionale amministratori condominiali) si è subito rivolta ai propri consulenti finanziari per capirci di più. «Abbiamo ricevuto alcune risposte – spiega Mirella Campidonico, vicepresidente Anaci – ma ci sono ancora alcuni dubbi. Tengo subito a precisare però che io, come amministratrice di condominio e come vicepresidente dell’associazione sto dicendo ai soci di pagare i propri clienti che dimostrano, tramite una certificazione fatta dal fiscalista dell’azienda, di essere in regola con il trimestre precedente dell’Iva». Sembra, inoltre, che la normativa che sta gettando scompiglio in diverse aziende di servizi, potrebbe essere riferita solo alle aziende edili. «Questo punto – spiega Campidonico – non è ancora chiaro. I nostri fiscalisti ci hanno suggerito, per il momento, di applicarlo a tutte le ditte in via precauzionale. Stiamo aspettando delle risposte certe dagli organi di competenza». Le stesse risposte che attendono i clienti delle ditte che hanno deciso di bloccare temporanemente i pagamenti. Le stesse risposte che attende Camilla insieme ai suoi soldi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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