Il Tirreno

Livorno

Nasce con ritardo mentale due medici sotto processo

di Alessandro De Gregorio
Nasce con ritardo mentale due medici sotto processo

I sanitari non avrebbero curato bene una paziente colpita da un raro virus La donna avrebbe poi contagiato la madre della piccola poco prima del parto

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. La bambina nacque con un ritardo mentale e altre patologie, tra cui un'infezione causata da un virus particolare: il virus coxsakie B. Secondo la Procura di Livorno l’handicap della piccola fu causato da questo virus, trasmesso al feto dalla madre e a quest'ultima, a ritroso, da un'amica.

Una malattia rara che però poteva essere diagnosticata con accertamenti specialistici. E quindi il contagio a catena poteva essere evitato. Questa la conclusione del sostituto procuratore Fiorenza Marrara. Ed è per questa conclusione, per questo nesso di causalità, che due medici ora sono finiti sotto processo per lesioni personali gravi colpose in concorso.

Si tratta di Veronica Lemmi (42 anni, di Livorno) e Luca Neri (54, di Cascina). Erano entrambi di turno il 20 marzo 2010 al servizio di continuità assistenziale dell'ospedale di Cecina. Quel giorno alla guardia medica si presentò un'insegnante livornese preoccupata perché le erano comparse all’improvviso vesciche sulle mani e ulcerazioni in bocca. Fu visitata dalla dottoressa Lemmi la quale, dopo un consulto con il collega Neri, le diagnosticò una semplice dermatite e le prescrisse il solo uso di "Gentalyn Beta crema”.

Questo risulta dal certificato medico in cui non c'è traccia di altre prescrizioni. Ovvero non vi è la richiesta di accertamenti specialistici. Stando alle dichiarazioni rese dall’insegnante, la donna fece presente i possibili rischi connessi al proprio lavoro, svolto a contatto con i bambini; e parlò di una specie di ritiro che avrebbe dovuto intraprendere nel fine settimana. Una sorta di raduno di meditazione organizzato da una decina di famiglie nelle campagne tra Pisa e Livorno.

Tra queste famiglie, c’era anche quella della nascitura. L’insegnante pensò proprio all’amica, una pisana di 39 anni, che in quei giorni era incinta alla trentaduesima settimana. Per questo espresse le proprie preoccupazioni ai medici. Ma, almeno in base a quanto risulta dagli atti, secondo i sanitari non c'era nulla di cui preoccuparsi. Pochi giorni dopo invece, il 31 marzo, i medici dell'ospedale di Pisa accelerarono i tempi del parto perché riscontrarono una grave sofferenza fetale. Fu eseguito un taglio cesareo urgente e la bambina venne alla luce. Fu messa sotto osservazione. I successivi esami stabilirono che la piccola era affetta da «ritardo mentale, paralisi di Bell (ovvero paralisi dello sguardo in elevazione), sfumati segni discinetici a livello oro buccale in bambina nata pretermine con sofferenza cerebrale e infezione da coxsakie b».

I genitori presentarono un esposto contro i medici. Il pm Marrara aprì un fascicolo e dispose una consulenza tecnica.

Le indagini ora si sono concluse con un decreto di citazione a giudizio emesso dallo stesso pm. Domani in tribunale a Cecina è prevista la prima udienza di smistamento, dove il giudice prenderà atto anche della costituzione di parte civile già depositata dai genitori della bambina che sono tutelati dall'avvocato Ranieri Del Torto. Gli imputati a loro volta sono difesi dagli avvocati Marco Farinelli e Barbara Camilla Manenti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini