Sicurezza
Due settimane e poi in mezzo alla strada
La storia di una madre disperata in via Puntoni dopo il mini-rinvio dello sfratto. Picchetto di solidarietà
LIVORNO. «Io e mio marito non riusciamo a trovare più un lavoro, abbiamo perso quello fisso un anno fa, da quel momento siamo andati avanti incassando la disoccupazione e con lavori saltuari, soprattutto fatti da lui, ma i soldi per pagare l’affitto ci sono mancati». La signora L., mamma di un bambino di 3 anni e mezzo, con gravi problemi di salute, si sfoga, mentre sul marciapiede di via Puntoni, a pochi passi da villa Fabbricotti, dove un gruppo dell’Ex Caserma Occupata ha organizzato un picchetto simbolico.
«La proprietaria ci è venuta incontro come ha potuto e anche noi abbiamo cercato di reagire al meglio delle nostre possibilità, ma purtroppo i soldi non ci sono e siamo in grave difficoltà – spiega ancora la donna, disperata, sul marciapiede di via Puntoni – ora ci sono state date ancora due settimane per trovare una sistemazione alle nostre cose e poi lasceremo l’appartamento; ripareremo credo da qualche familiare in attesa di una sistemazione che dovrebbe arrivare tra qualche mese perché siamo entrati nella graduatoria dell’emergenza abitativa».
«Ho dovuto pagare l’avvocato per eseguire le procedure di sfratto perché senza, il Comune non si adopera all’inserimento in graduatoria dell’emergenza abitativa», ha spiegato la proprietaria a chi è intervenuto al picchetto.
Soltanto nella mattinata di ieri, tre sfratti, e la tendenza purtroppo non accenna a diminuire. Come abbiamo raccontato due giorni fa sul giornale gli sfratti da settembre a ottobre sono stati 90. «Tra due settimane, ci sarà un’altra famiglia per la strada e con un bambino malato che necessita di cure – spiega Giovanni Ceraolo del comitato casa dell’Ex caserma occupata - c’è bisogno di una soluzione da parte dell’amministrazione, una gestione migliore di questa emergenza abitativa che purtroppo continuerà a crescere. Il progetto Sant’Anna ospiterà forse cinquanta famiglie, noi con il nostro comitato cerchiamo di aiutare con i nostri mezzi tutte le persone in difficoltà, ma non possiamo sostituirci all’amministrazione comunale che ha strumenti ben più potenti dei nostri. Il piano regolatore ad esempio, con il quale si potrebbe prevedere anche per i privati la realizzazione di immobili destinandone una parte ad affitti con canone concordato, oppure come in altre città sta già avvenendo recuperare edifici privati inutilizzati e creare soluzioni abitative alternative».
(a.b.)
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