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Livorno

Quando i sindaci diventano badanti

Emilio Guariglia
Quando i sindaci diventano badanti

Una legge li obbliga ad assistere personalmente anziani e disabili, la protesta parte da Grosseto

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GROSSETO. Immaginate se un giorno qualcuno bussasse alla porta e vi “consegnasse” diciassette persone – anziani malati, soggetti con problemi psichiatrici... – da assistere a tempo indeterminato per ordine di un Tribunale. Impossibile? Non proprio. Al sindaco di Grosseto, Emilio Bonifazi, è successo più o meno così. E più o meno lo stesso succede a decine di altri sindaci della Maremma, della Toscana e d’Italia.

Tutto nasce da una legge del 2004. Una legge virtuosa, che ha istituito la figura dell’amministratore di sostegno. Prima di questa legge una persona poteva essere o “incapace” o “capace”; e nel primo caso il giudice la interdiceva, affidandola a un tutore con pieni poteri sulle scelte e sui beni del tutelato. Dal 2004, invece, si riconosce uno stato intermedio, quello – per capirsi – in cui vivono persone (perlopiù anziani) in grado di “volere” ma che, affette da malattie senili e disturbi vari, non possono esercitare le loro scelte. Un anziano allettato, per esempio, può decidere di vendere una casa ma non può certo curare la pratica; e a volte non è in grado neppure di apporre una firma. Per questi casi la legge ha previsto la nomina, da parte del giudice tutelare, di un amministratore di sostegno che – dice la norma – va individuato in primis tra familiari e amici del soggetto in difficoltà.

Senonché la popolazione invecchia a ritmi rapidissimi e la rete sociale di sostegno (soprattutto in tempi di crisi come l’attuale) si disgrega. Così aumentano i casi di persone “capaci” ma non “valide”, mentre diminuisce la capacità delle famiglie e delle comunità di accollarsi il disagio.

E allora? E allora sempre di più il giudice tutelare passa all’extrema ratio, ordinando al sindaco del Comune di residenza di occuparsi del caso. Insomma, di diventare amministratore di sostegno.

Già alle prese col suo sempre più duro compito istituzionale, il sindaco deve (o dovrebbe) compilare la dichiarazione dei redditi del suo “assistito”, ritirargli la pensione, pagargli le bollette, andare dal notaio al suo posto e così via. Un compito pressoché impossibile, specie quando i numeri – come a Grosseto – diventano a due cifre. Se poi, come in molti piccoli Comuni, intorno al sindaco non c’è neppure una quantità di dipendenti sufficiente ad assumersi la responsabilità “in delega”, la questione si fa drammatica. Anche per questo i sindaci del Grossetano, fra i primi in Italia, hanno chiesto aiuto alla loro Società della Salute. E domani a Grosseto i massimi esperti regionali del settore, con l’assessore al welfare Salvatore Allocca, si incontreranno in un convegno alla ricerca di soluzioni. Prima che un dramma fin qui silenzioso esploda in emergenza sociale.

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