Sicurezza
Porto, operatori in coro «Dragaggi e tempi certi»
I rappresentanti delle categorie riuniti in Comune danno l’ok ai piani ma chiedono un cambio di passo: «L’incertezza è peggio delle scelte sbagliate»
LIVORNO. «L’incertezza è ancora peggio delle scelte sbagliate: il porto deve evitare distrazioni e attese inutili». Ieri mattina i vertici delle associazioni di categoria che rappresentano gli operatori portuali si sono seduti in via eccezionale sui banchi del consiglio comunale. Il mondo delle banchine ha incontrato il vicesindaco Bruno Picchi e i consiglieri delle commissioni terza e quarta presiedute da Adriano Tramonti (Pd).
All’indomani dell’audizione del numero uno dell’Authority, Giuliano Gallanti, sul tavolo di Palazzo Civico c’è finito ancora una volta il futuro dello scalo, con il Piano regolatore generale preadottato prima dell’estate e il Piano operativo triennale che sarà discusso dal comitato portuale il 28 novembre per essere approvato - almeno questa è l’intenzione dichiarata da Palazzo Rosciano - entro la fine dell’anno.
Dagli operatori, con le sfumature del caso, è arrivato un sostanziale via libera alla progettazione discussa fino a oggi, con quella “zonizzazione” che dovrebbe ridisegnare i confini di piazzali e banchine per funzioni omogenee (crociere, forestali, industriali...). Ma altrettanto in coro i rappresentanti delle categorie hanno lanciato l’sos su dragaggi e tempi di attuazione delle scelte, chiedendo un cronoprogramma certo che aiuti gli investimenti.
Lo dice a chiare lettere Gloria Dari di Spedimar: «I dragaggi sono urgenti». La rappresentante degli spedizionieri torna ad accendere i riflettori sul canale di accesso alla Darsena Toscana, con le navi di merci di ultima generazione che pescano troppo per i nostri fondali. «Il porto – ripete in questo senso – ha bisogno di essere competitivo nei confronti degli altri porti italiani e non». E il traffico dei forestali, accende la spia nei giorni in cui si discute del rapporto con le crociere, «è fondamentale».
Gabriele Martelli (Confindustria) va dritto al punto. «Quello che ci interessa oggi è che l’Authority fornisca lo strumento che ancora manca: tempi certi per realizzare ciò che è stato programmato. Senza un cronoprogramma diventa difficile fare investimenti che hanno bisogno di prospettiva». «L’Authority – chiude – dia indicazioni precise non solo sulla tavola da gioco, ma sulle regole. E sorvegli il mantenimento degli impegni presi dagli operatori rispetto alle concessioni».
Di «tempi fondamentali per le imprese» parla anche Dario Talini (Cna), che lancia un monito sul bacino grande che è oggetto di un progetto di refitting degli yacht di Azimut Benetti e che Gallanti ha annunciato di voler mettere a gara. «Speriamo che il bacino – interviene – venga messo a gara il prima possibile per il bene della città, ma chiediamo anche che venga garantita davvero la possibilità di fare attività industriale. La compatibilità con Porta a Mare c’è...».
Paolo Caluri di Asamar, l’associazione degli agenti marittimi, lancia una provocazione: «Anche la politica sia soggetto attivo insieme alle imprese, bisogna fare sistema per tornare ai livelli che il nostro porto ha vissuto. Paradossalmente i tempi si stanno facendo più importanti dei contenuti, perché l’incertezza è peggio delle scelte sbagliate: bisogna evitare distrazioni e attese inutili, la politica in questo gioca un ruolo fondamentale».
L’assessore Bruno Picchi, che ha voluto ascoltare il mondo del porto attraverso le commissioni prima di presentare al comitato portuale l’atto di indirizzo del Comune sul Pot, risponde che «per la parte che ci compete, in rapporto con il consiglio, faremo presenti le istanze che ci sono state presentate e che sono di tutti. Ma non dimentichiamoci le difficoltà legate ai percorsi amministrativi farraginosi che spesso rallentano l’attuazione di scelte fatte».
Maurizio Macera, degli spedizionieri doganali, avvisa che «il porto sta lavorando a un ritmo inferiore del 30 per cento rispetto al passato» e sprona: «I tempi per fare tutte le cose che si sono dette, a partire dai dragaggi, non ci sono già più...». Voce fuori dal coro rispetto alla programmazione è Giuseppe Benedetti, presidente nazionale dei centri di assistenza doganale (Assocad). Benedetti è critico con la scelta di puntare sulle crociere («quello che spendono i turisti poveri che restano in città è meno di quanto spenderebbero le famiglie livornesi se il porto commerciale funzionasse») e con l’ipotesi di vendere una parte di Paduletta per consentire la realizzazione di una centrale a olio.
A proposito di merci e crociere, dopo l’audizione di Gallanti il presidente della Compagnia, Enzo Raugei, conferma che «esiste un accordo, caldeggiato dalla stessa Authority, tra Cilp e Porto 2000, ma dal 2011 è fermo sulla carta, il maestro d’orchestra doveva creare le condizioni per portarlo avanti». Le banchine 46 e 47 dovrebbero restare alle crociere, la radice dell’Alto Fondale e il Molo Italia ai forestali. In attesa del dragaggio del lato nord, Cilp e Neri dovrebbero usare in modo reciproco il lato sud. «Nessuno – raccomanda Raugei – faccia salti in avanti: non sono sul tavolo revoche delle concessioni, nessuno ci vuole arrivare, siamo già in un’economia di guerra. Dobbiamo chiudere il cerchio per rendere possibile l’integrazione tra le due attività e dobbiamo farlo in fretta».
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