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Nuovo inceneritore ecco le aree dove può nascere

Nuovo inceneritore ecco le aree dove può nascere

LIVORNO. «Non siamo fan dell’inceneritore, ma non accettiamo che si faccia terrorismo ambientale». Ieri, stuzzicati dai grillini, l’assessore Mauro Grassi e il sindaco Alessandro Cosimi hanno messo...

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LIVORNO. «Non siamo fan dell’inceneritore, ma non accettiamo che si faccia terrorismo ambientale». Ieri, stuzzicati dai grillini, l’assessore Mauro Grassi e il sindaco Alessandro Cosimi hanno messo sul tavolo il maxi impianto che potrebbe nascere a Livorno per bruciare i rifiuti di tutto l’Ato (quindi anche di Pisa, Massa e Lucca).

Primo punto: dopo le piantine saltate fuori in via ufficiosa dal Piano interprovinciale che non è ancora stato presentato da Palazzo Granducale (e che indicavano Vallin Buio), sindaco e assessore hanno fatto chiarezza sulle aree che, stando al piano regolatore, potrebbero “ospitare” il nuovo inceneritore: l’attuale centrale Enel, il porto industriale fino alla sponda est della Darsena Toscana, il quadrato retroportuale che sta fra il torrente Ugione e lo Scolmatore fino all’area Eni di Stagno. Con il primo stop da Colle: «Per noi – mette subito in chiaro l’assessore Riccardo Demi – quello dell’Eni è e resta un sito industriale produttivo. Punto». «Siamo in attesa del piano interprovinciale dei rifiuti che è nello sgabuzzino di Kutufà – si lascia scappare Grassi – solo a quel punto inizierà un percorso a tappe che coinvolgerà la città. Il ritardo nella presentazione ha fatto sì che le informazioni si diffondessero in malo modo. E la discussione si è fatta aggressiva». «Oggi – chiarisce – abbiamo una terza linea al Picchianti che è stata approvata e che sta negli accordi firmati tra Sel, Pd e Idv. In una discussione di area vasta è venuto fuori che ci potrebbe essere bisogno di un impianto da 350mila tonnellate. L’ipotesi della terza linea e del nuovo inceneritore (l’una esclude l’altra) sono per noi entrambe ancora in piedi: per legge queste decisioni non saranno prese domattina dal sindaco, ma attraverso processi profondi di valutazione con i cittadini». Cosimi ripete che «dobbiamo decidere se alleggerire l’area del Picchianti, fermo restando che tutti i valori sono iper rispettati» e se la prende con la definizione di cancrovalorizzatore: «Se lo è un impianto di nuova generazione cosa sarebbe il terzo modulo di uno vecchio, come quello al Picchianti?».

«Il Comune – sottolineano quindi Grassi e Cosimi – aderisce alla direttiva europea che fissa obiettivi di riciclaggio più ambiziosi, vietando l’abuso ma non l’uso degli inceneritori, che restano il penultimo anello della catena per quei rifiuti che altrimenti andrebbero in discarica. Non vogliamo dare l’idea che siamo fan dell’inceneritore: a giorni – dice Grassi – presenterò in commissione un piano per l’incremento della differenziata. Ma non accettiamo che si faccia terrorismo ecologico e psicologico. In Europa ci sono 398 impianti che bruciano 65 milioni di tonnellate. Molti sono in città come Amsterdam o Copenaghen». «In Toscana – chiude – il 50-55 per cento dei rifiuti finisce in discarica: mi aspetterei che nascessero comitati per questo! Sulle discariche stiamo facendo una battaglia anche in Regione...». Perché la Regione, come fa notare Cosimi, ha autorizzato l’incremento delle discariche per 8 milioni di metri cubi in tre anni. Un dato niente affatto secondario, perché questi numeri, a quanto risulta, non sono calcolati nel Piano interprovinciale, «e prima di dire sì a un nuovo impianto vogliamo capire quali sono i flussi reali diretti all’incenerimento».

«Le discariche – sottolinea Cosimi – possono anche rendere, ma poi c’è il ripristino: possibile – rivendica – che chi non ha fatto impianti sia più bravo di chi, come noi, si è posto il problema?». «La segreteria del mio partito – chiosa riferendosi alla polemica sulle Provincie – ha ragione: Livorno si è fatta carico più volte di problemi che altrove non volevano affrontare, dalle navi dei veleni ai vagoni di amianto: non si può avere valore nell’emergenza e poi non avere autorevolezza. Magari il Pd lo ha detto in modo muscolare, ma la sostanza è giusta...». (j.g.)

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