Gioco
«Con la vendita dell’isola ha truffato Bnl»
Secondo la Procura ha messo in scena la cessione di Carbonera nella Laguna di Venezia
LIVORNO. Come Totò si è finto proprietario del Colosseo per raggiare due malcapitati stranieri, così Giuseppe Doveri si sarebbe spacciato, attraverso la sua società, per il padrone di un’isola, tanto da indurre il procuratore della Banca Nazionale del Lavoro a concedere alla Turmar un anticipo di 2milioni di euro che lo stesso imprenditore avrebbe poi incassato.
Al centro del raggiro, la presunta compravendita dell’isola di Carbonera, nella Laguna di Venezia, tra la Turmar immobiliare poi diventata spa e la Bvd Holding sas di Benito Virgilio d’Aietti che sarebbe avvenuta – come sostiene l’atto notarile agli atti del processo – il 23 gennaio 2008.
Secondo la ricostruzione del pubblico ministero Luca Masini, nell’aprile 2008 lo stesso Doveri si presentò nella sede della Bnl raccontando di essere – attraverso la Turmar – titolare dell’integralità delle quote sociali di Carbonera srl, proprietaria di appunto un’isola e iscritta tra i beni immobili a bilancio per un valore di 4milioni di euro. Doveri, raccontò anche di aver concluso un contratto di cessione delle quote della società alla Bvd Holding sas. Pare che l’imprenditore presentò anche i bilanci e che tutto, almeno all’apparenza, fosse in ordine.
Si legge nel capo d’imputazione nel quale l’imprenditore è accusato di truffa: «Le parti dichiaravano falsamente che il prezzo pari a 4milioni è stato interamente pagato prima di ora dalla società venditrice, la quale, a mezzo del suo legale rappresentante ne rilascia ampia quietanza e dichiara di più nulla avere da pretendere per questa vendita».
In realtà, a quella data, la Carbonera srl non era affatto proprietaria dell’isola, ma aveva solo presentato una proposta di concordato al tribunale di La Spezia dove il bene era stato messo all’asta. Solo due anni più tardi la proprietà dell’isolotto è stata effettivamente trasferita alla società. E non per 4milioni di euro, come era stato dichiarato, ma per 700mila euro.
Nel frattempo però Doveri – secondo la ricostruzione della stessa Bnl, ora parte civile nel processo penale – aveva «ingannato il procuratore della Banca Marco Panicci, il quale su richiesta dell’imprenditore concedeva per conto di Bnl alla società Turmar immobiliare srl un fido per lo smobilizzo che doveva essere garantito dalla vendita pari alla somma di 2milioni di euro che venivano prelevati e incassati dalla Turmar, a quel tempo – secondo l’accusa – in uno stato di insolvenza».
Di questi due milioni di euro la Bnl, rappresentata nel dibattimento dall’avvocato Vincenzo Giardino, per il momento ne è riuscita a riavere 700mila frutto della reale vendita dell’isola, passata successivamente sotto il controllo di altre due società .
(f.l.)
fedelazzotti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
