Toscana
Banche, Fisco e Asa Buco milionario di Doveri
Secondo la Procura la società Turmar ha debiti per oltre 31milioni Tra i creditori c’è anche un notaio e una ditta di costruzioni
LIVORNO. In testa alla classifica dei creditori di Turmar spa, la società di Giuseppe Doveri dichiarata fallita lo scorso 27 giugno dal Tribunale di Livorno, c’è Unicredit con una fideiussione mai ripianata pari a 7,2 milioni di euro. Segue Mps che, invece, deve ancora incassare un’ipoteca di 6milioni. La metà, poco più di 3milioni, sono al contrario i soldi che dovevano essere versati per pagare l’Iva e che risultano nella casella «dare». Alla finestra ci sono, tra gli altri, anche l’Agenzia delle Entrate, la Banca Popolare di Novara, Bnl e pure Asa spa, la società che fornisce l’acqua e che ha presentato un conto alla spa a fine 2010 pari a 19.751,19 euro.
Oltre ai grandi creditori ci sono anche professionisti come il notaio livornese Andrea Colosimo che da anni aspetta 3500 euro. Oppure Marco Carallo che invece deve avere poco meno di 20mila euro.
Il totale del debito presunto calcolato dalla Procura di Livorno, infatti, è di quelli che lascia a bocca aperta: oltre 31milioni di euro. Il pubblico ministero Luca Masini, che per l’imprenditore livornese ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato per bancarotta fraudolenta (il processo è iniziato mercoledì ndr) lo ha stilato al punto “d” del capo d’imputazione, mettendo in fila «le accertate passività». E sottolineando come essere siano «certamente superiori al minimo di legge previsto in 30mila euro»
Secondo gli investigatori, infatti Doveri agendo in concorso con Sergio Quilici, co-amministratore della società nei confronti del quale l’accusa procede separatamente, «distraevano, dissipavano o comunque occultavano i beni facenti parte del patrimonio sociale». Parti si essi erano già stati accertati dal tribunale fallimentare nei mesi scorsi. Quelli aggiunti dalla Procura, invece, sono riconducibili per lo più allo stato con in testa l’Erario e l’Agenzia delle Entrate che insieme hanno un credito di 3,5 milioni. Ecco perché tra le parti offese nel procedimento penale figurano, tra gli altri, il direttore pro tempore dell’Inps di Livorno e Banca Bnl che si sono costituite parti civile nel procedimento.
Il come sia stato possibile arrivare ad un debito così grande lo ha spiegato nella sua introduzione al dibattimento lo stesso pubblico ministero.
Secondo l’accusa, infatti, la Turmar era per Doveri una sorta di scatola vuota all’interno della quale far transitare i soldi che arrivavano da altri business. Come ad esempio il campeggio Etruria di Marina di Bibbona di proprietà della Ice, altra società riconducibile allo stesso imprenditore. Tra i raggiri messi in piedi dai vertici della spa ci sarebbe anche la vendita dell’isola di Carbonera, nella laguna di Venezia, attraverso la quale la Turmar è riuscita ad incassare da Bnl due milioni di euro.
Messo in tasca il denaro – sempre secondo l’accusa – lo stesso Doveri, in compagnia di uno dei suo collaboratori, saliva su un autobus e portava i soldi in Svizzera per poi farli accreditare su un conto corrente delle isole Bermuda dal quale prelevava i soldi che gli servivano.
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