Italia
«A gara il bacino con garanzie per i riparatori»
Gallanti promuove il refitting di Azimut mentre chiede al tribunale di valutare danni e cause
LIVORNO. «Abbiamo promosso una vertenza davanti al tribunale amministrativo per un accertamento tecnico preventivo: un perito sta valutando i danni al bacino grande e le possibili cause». Il presidente dell’Authority, Giuliano Gallanti, l’ha detto parlando in commissione consiliare del terzo, delicatissimo punto che finirà sul tavolo del comitato portuale il 28 novembre: il futuro dei bacini.
Il bacino grande, com’è noto, cade a pezzi. Per rimetterlo in sesto, dice Gallanti, «ci vorrebbero circa 20 milioni di euro, molto meno se invece prendesse corpo il progetto che ci è stato presentato da Azimut Benetti».
Il colosso degli yacht chiede di utilizzare i bacini dietro Porta a Mare per l’attività di refitting e di riparazione delle imbarcazioni di lusso. La società, ripete Gallanti ai commissari, «ci ha fatto presente che a partire dal prossimo anno arriveranno centinaia di yacht che sono stati costruiti qualche anno fa e che a breve dovranno fare una sorta di revisione».
«Andremo con questa proposta in comitato portuale – sottolinea – ma comunque metteremo a gara il bacino».
Pilastri del bando, a detta del presidente, saranno due: «obbligo di impegnare aziende di riparazione che già ci sono» e «mantenere un minimo di strutture che consentano di fare l’attività per cui il bacino è stato costruito». Ovvero attività industriale.
Questo nonostante nell’incontro avuto a Roma il 27 settembre (presenti insieme ai vertici dell’Authority anche i rappresentanti dell’amministrazione comunale), «il ministero ci abbia indicato che purché venga salvaguardato il bene, ne può essere fatto un uso diverso da quello originario, industriale».
Ipotesi che fa scattare sulla sedia l’ex sindaco Gianfranco Lamberti, che dopo avere messo il dito nella piaga della tempistica, ricorda che l’area su cui stanno nascendo le palazzine di Porta a Mare è stata acquistata a un costo più basso proprio perché era prevista l’attività industriale. «Se si modificassero gli asset a vantaggio di un soggetto che è arrivato dopo – lancia il monito – la cosa, capite bene, sarebbe assai delicata...». «Se aumentare il valore immobiliare a dismisura va nelle tasche di chi compra e non di chi vende – aggiunge al microfono – è un problema».
Gli fa eco il capogruppo del Pdl, Bruno Tamburini: «L’area è stata acquistata a un prezzo ridicolo proprio perché vicino a dove sarebbero nate case e uffici c’erano i bacini. Ora chi paga i danni al bacino grande? Bisogna costringere Azimut a farlo...».
Gli risponde a tono il vicesindaco Bruno Picchi: «Il valore che lei definisce “ridicolo” è stato valutato da un tribunale, considerando il quadro deciso e presentato anche dal consiglio comunale». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google