«Linea delicata, è al limite della rimessa»
L’ad Onorato: capisco l’arrabbiatura dei capraiesi ma la sicurezza dei passeggeri è la priorità
LIVORNO. «La linea Livorno–Capraia è senza dubbio delicata e visti i costi e il traffico dei passeggeri direi che è al limite della rimessa». Achille Onorato, amministratore delegato di Toremar fotografa la sua compagnia come una «Ferrari con le ruote sgonfie su cui stiamo lavorando con passione».
«Comprendo il disagio dei capraiesi e anche l'arrabbiatura ma prima di qualsiasi considerazione e risposta va fatta una premessa nautica: il porto di Capraia, a meno che non venga una forte mareggiata da terra, non è mai esposto al vento. Solo quando si esce si viene colpiti dal maraccio. Pertanto stando si è in porto è difficile cogliere le reali condizioni del mare». Due corse (e mezzo) nell’ultima settimana sono uno sorta di minimo storico.«Che ci sia del dispiacere lo posso capire. Ma non va dimenticato che viaggiare è un nostro interesse. Noi non siamo né un servizio pubblico né dei matti, siamo degli imprenditori e se non effettuiamo il viaggio, non copriamo i costi. Aggiungo che avere un evento come la recente sagra, che anche in bassa stagione ci permette di viaggiare con un buon numero di passeggeri, per noi è una manna, e potendo non avremmo mai rinunciato a una simile occasione. Purtroppo non c'erano le condizioni».
Ecco perché l’ad difende le scelte del suo capitano: «Noi abbiamo comandanti di eccellenza, e proprio perché seri e professionali prendono le decisioni più sicure per passeggeri ed equipaggio. Nessuno dovrebbe giudicare le loro decisioni senza avere le competenze». C’è chi dice che la “Rio Marina bella” sia inadatta a navigare in mare aperto. «Tutte le navi moderne sono così: alte e con poco pescaggio. Tuttavia la Liburna, che è certamente più bassa, non sarebbe partita ugualmente. In ogni caso entro fine mese tornerà l'Aethalia e in seguito la Liburna quando i lavori al motore saranno finiti.
Un paio di sassolini l’ad viole toglierseli, a cominciare dall’aumento del costo del biglietto. «Si tratta di tasse portuali che priam non c’erano e che adesso sono state messe dalla Porto 2000 Le amministrazioni sono state informate a tempo debito di questo, e desidero aggiungere che nemmeno io trovo corretta l'imposizione della tassa, che peraltro sulla mia compagnia comporta un costoso adeguamento dei sistemi informatici e amministrativi. Tuttavia dobbiamo adeguarci».
In fine un bilancio dopo un anno di gestione della Compagnia. «Non è affatto male. Ma il lavoro da fare è tanto. Quando abbiamo preso la Toremar, operazione dettata dalla nostra passione, era come se fosse una Ferrari con le ruote sgonfie. In altri termini una buona compagnia ma un po' abbandonata. Ci abbiamo creduto, in primis per la passione che abbiamo per questo lavoro. Abbiamo regolarizzato le posizioni di 54 precari. E stiamo rimettendo a nuovo la flotta».
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