Sicurezza
In 1300 rischiano il trasferimento
Rivoluzione nelle piante organiche col passaggio delle funzioni alla Regione. Se le eccedenze rimarranno c’è la mobilità
LIVORNO. Quasi 1400 dipendenti delle Province di Livorno, Pisa, Lucca e Massa potrebbero risultare in eccedenza dopo l’accorpamento dei loro enti che diventerà operativo tra l’anno prossimo e il 2014. 1385 per la precisione, su un totale di 1730. La cifra, esorbitante e a prima vista sproporzionata, nasce da un calcolo del Sole 24 Ore pubblicato ieri sul quotidiano di Confindustria.
La nuova super provincia della costa toscana sarebbe secondo Il Sole quella col maggior numero di personale in esubero, seguita da Como-Varese-Lecco che avrebbe 866 dipendenti di troppo. 540 quelli della città metropolitana Firenze-Prato-Pistoia, 457 quelli di Grosseto-Siena.
«Sono numeri che vanno presi con grande precauzione - mette in guardia il presidente di palazzo Granducale, Giorgio Kutufà -. Manca il decreto con cui il governo stabilirà i parametri per la definizione delle piante organiche ideali e dunque è difficile dire oggi quanti saranno gli esuberi. Gran parte del personale verrà trasferito ad altri enti, le eccedenze reali, mi auguro, saranno limitate. Una cosa però è chiara: il processo non sarà indolore, sia per i dipendenti provinciali sia per quelli statali del territorio».
E Stefano Simm, dirigente alla programmazione economica, aggiunge: «Il dato ad oggi sembra un’esercitazione astratta ma potrebbe avere un senso se si legge non come personale in eccesso rispetto alle piante organiche ma come personale che potrebbe essere trasferito alla Regione seguendo le competenze che perderanno le Province».
Insomma: il numero dei dipendenti che non lavoreranno più per la super Provincia Li-Pi-Lu-Ms potrebbe non allontanarsi troppo da quello indicato dal Sole. Per il semplice fatto che alle Province resterà soltanto la gestione degli edifici scolastici, delle strade e dell’ambiente, e dunque buona parte degli attuali lavoratori sarà trasferita. Ma in realtà non si possono escludere esuberi reali, quelli che per i dipendenti pubblici si risolvono con i pensionamenti forzati ma pure con la messa in disponibilità, alias la cassa integrazione.
La verità nel 2013. Il percorso per l’individuazione dell’organico ideale e dunque degli esuberi coprirà i prossimi mesi e buona parte del 2013. «Le scadenze dicono che entro il 30 aprile dell’anno prossimo ogni Provincia dovrà presentare la propria pianta organica alle prefetture che poi le gireranno alla presidenza del consiglio dei ministri. Questo passaggio dovrebbe avvenire contemporaneamente all’individuazione delle funzioni che le Regioni decideranno di tenere per sè o delegare nuovamente», spiega Simm. Individuazione che è fondamentale per la definizione delle piante organiche ma soprattutto per conoscere o prevedere il destino del personale.
Ma c’è un’altra scadenza importante oltre al 30 aprile 2013: «Entro la fine di quest’anno il governo emanerà un decreto per l’indiduazione della pianta organica ideale, fornendo una serie di parametri. Quello principale dovrebbe essere il rapporto dipendenti/cittadini a cui poi dovrà essere incrociato il rapporto dipendenti/cittadini/uffici», aggiunge il dirigente di palazzo Granducale.
Ecco dunque che una volta depurato l’attuale organico del personale che verrà trasferito alle Regioni (e da queste magari ai Comuni), rimarrà un blocco di dipendenti in carico alla nuova super provincia (anzi, fino al 2013, alla sommatoria delle quattro province). «Quel blocco – spiega ancora Simm - dovrà essere misurato sul parametro risultato ideale sulla base del decreto».
Cosa succede agli esuberi. Fatto il calcolo, i risultati potrebbero essere diversi: potrebbe risultare che la pianta organica è su misura oppure in eccesso. «Se la pianta organica effettiva eccederà di più del 20% rispetto a quella ideale, il nuovo ente sarà costretto a bloccare le assunzioni. Se invece supererà di più del 40% rispetto all’ideale partiranno le procedure previste per gli esuberi», chiarisce Simm.
Chi salta. I primi a saltare, nel caso di esubero oltre il 20%, saranno i lavoratori a tempo determinato che chiaramente non saranno confermati. Ma se si andrà oltre il 40% la mannaia si sposterà su coloro che pur potendo andare in pensione avevano deciso di continuare a lavorare. Saranno pensionati obtorto collo. Se la percentuale resterà oltre il 40% si passerà poi a chi potrà andare in pensione nei due anni successivi: costoro saranno messi in disponibilità. Saranno cioé forzati a restare a casa fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione incassando l’80% dello stipendio base, che però, tolte le varie indennità e gli accordi di secondo livello, scenderebbe addirittura al 70% o qualcosa meno.
Dilemma affari generali. Detto che i lavoratori seguiranno gli uffici e che alla super Provincia resterà solo o quasi la competenza su scuola, rifiuti e strade, una domanda nasce spontanea: che ne sarà di tutto quel personale che oggi lavora per gli affari generali, l’ufficio legale, la ragioneria, le segreterie dei consigli provinciali, dei presidenti, l’ufficio personale che da quattro diventeranno uno soltanto? Non ci sono certezze se non una: quella che prevede che gli organi politici della nuova provincia siano tutti concentrati nel capoluogo. Significa che lì resteranno i servizi centrali e i lavoratori ad essi addetti. Ecco che per questi dipendenti la scelta del capoluogo assume una valenza ancora maggiore.
Stipendi. Infine il capitolo stipendi. I trasferimenti creeranno anche variazioni nelle buste paga, oltreché rappresentare cambiamenti negli orari, nell’organizzazione quotidiana di tantissimi dipendenti, e magari diventare un salasso per chi non verrà solo trasferito di palazzo ma anche di città. «Gli stipendi base sono identici in Comune, Provincia e Regione», garantisce Simm. Che però poi corregge: «I contratti decentrati variano da ente a ente. Senza considerare che chi ha posizione organizzative potrebbe perderle perdendo la funzione».
@giucorsi
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