Gioco
Il palazzo dei frati per gli sfrattati
L’ordine dei Padri Trinitari concede gratis all’amministrazione l’uso dell’ex Sant’Anna. Ospiterà 150 persone
LIVORNO. Tra maggio e giugno 96 persone nella città di Livorno hanno perso un tetto sotto cui dormire. Tra settembre e ottobre sono state 90. E tra novembre e dicembre si calcola che saranno almeno 70. Totale 256 persone che negli ultimi sei mesi di quest’anno sono rimaste o rimarranno fuori di casa, sognando quattro mura dentro cui ripararsi dal gelo e passare la notte. Una situazione agghiacciante, come l’ha definita l’assessore al sociale Gabriele Cantù. Che l’anno prossimo peggiorerà ancora visto che su 500 sfratti pendenti ogni anno, si stima che saranno almeno duecento quelli che diventeranno esecutivi nel 2013.
Davanti a un quadro di questo tipo si capisce bene il senso di entusiasmo che si respirava ieri in municipio subito dopo la firma del contratto di comodato gratuito tra amministrazione comunale e l’ordine dei Padri Trinitari che per sei anni prevede l’utilizzo di un edificio di duemila metri quadri in piazza Anita Garibaldi per l’emergenza abitativa.
La struttura, conosciuta a Livorno come l’ex Sant’Anna, fino ad alcuni anni fa ospitava alcuni uffici della Provincia e precedentemente è stata succursale degli istituti tecnici, ma è da sempre di proprietà dei padri trinitari, che storicamente curano la parrocchia del quartiere Venezia, proprio lì accanto, nella chiesa di San Ferdinando. Già un anno fa sembrava che potesse essere utilizzata in convenzione con la Caritas per accogliere senza tetto. Poi il progetto non è andato a buon fine e così l’amministrazione comunale si è fatta avanti. «Abbiamo trovato una grande disponibilità all’Ordine dei padri trinitari di Roma e siamo riusciti a trovare un accordo per il quale per sei anni, rinnovabili, la struttura sarà destinata ad ospitare poveri e persone senza fissa dimora. E’ l’unica clausola che i padri trinitari hanno preteso: la destinazione in aiuto di chi è senza casa», dicono in tandem l’assessore Cantù e il dirigente all’ufficio casa Alessandro Parlanti. «Ci siamo accollati l’Imu e abbiamo concordato che se i padri riprenderanno il palazzo pagheranno gli interventi che provvederemo a fare», aggiunge Parlanti.
L’edificio, che si trova in buone condizioni e necessita di interventi legati alle norme anti incendio e ai servizi igienici, potrà ospitare dalle 100 alle 150 persone dislocate su tre piani. E sarà ristrutturato insieme alla Casalp. «L’obiettivo non è costruirvi appartamenti ma alloggi con servizi comuni in modo che venga utilizzato a rotazione, per periodi temporanei, in modo da risolvere problemi di emergenza», sottolinea il presidente di Casalp, Stefano Taddia.
I tempi per la sistemazione del Sant’Anna non sono ancora definiti e dipendono soprattutto dai fondi a disposizione («ma il sindaco mi ha garantito che c’è una linea di finanziamento privilegiato a cui accederemo», dice Cantù). L’idea comunque è che si possano eventualmente suddividere i lavori a lotti e dunque iniziare a sfruttare piano per piano non appena saranno disponibili.
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