Gioco
«Cara Greta, ricordati che sei un’insegnante»
Il direttore didattico delle Benci scrive alla maestra trans «Ho una responsabilità verso gli alunni e non voglio turbarli»
LIVORNO. Gianna Valente, dirigente scolastico del circolo Benci, ha atteso due giorni. Dopo l’articolo del Tirreno e l’apparizione della maestra Greta a Domenica In ci ha pensato a lungo e poi ha deciso di prendere carta e penna e scrivere. Una lettera aperta inviata all’alba per ricordare a Greta Franchini, all’anagrafe Fabio, fondamentalmente una cosa: che oltre a un trans che sogna di diventare donna è soprattutto un’insegnante, con o senza apostrofo. E che è sul lavoro che deve concentrarsi.
Una donna ok, ma... «Chi è costretto a nascondersi quando riconquista la sua libertà gioisce a sventolare le sue bandiere. Vuole fare splendere al sole le sue nuove ali di farfalla - scrive Valente -. Quando l'ho chiamata per telefono non la vedevo da oltre un anno e durante l'estate, fuori da Livorno, non avevo seguito il suo exploit mediatico e non avevo ancora potuto apprezzare la metamorfosi in essere. Ma avevo dimostrato spesso la mia amicizia a Fabio, avevamo parlato a lungo della sua esperienza professionale, del suo modo di sentire e di essere. E anche ora, naturalmente, accolgo con rispetto ed empatia la sua anima femminile, so che da un punto di vista psicologico, spirituale e anche chimico lei è già una donna».
«Tuttavia - continua il direttore - nelle graduatorie che le danno la possibilità di lavorare figura sempre e solo la crisalide incompiuta di Fabio, quando firma l'accettazione delle nomine deve firmarsi Fabio, la mutazione fisica e legale non è ancora completa, perché ci vuole tempo e gradualità per un passaggio così delicato. Lo stesso tempo e gradualità che ho chiesto di riservare ai bambini».
Presentati come Fabio. Gianna Valente spiega il motivo della sua richiesta raccontata da Greta al Tirreno. «Gli ho chiesto di presentarsi ancora nei panni che già conoscevamo perché certo a me sta a cuore la salute mentale di un mio docente, ma la mia prima responsabilità deontologica è nei confronti dei miei alunni e vorrei evitare il rischio di esporli inutilmente a situazioni che possono non capire e che potrebbero turbarli», continua il direttore delle Benci.
Troppe prime pagine. Al direttore il boom mediatico della maestra non è piaciuto troppo. «Perché accendere i riflettori ora su questa fase incompiuta, esporsi a domande, indugiare su particolari autobiografici che fanno sensazione, creano curiosità e finiscono per mettere in ombra altre caratteristiche più significative della sua persona e della sua professionalità? - si chiede - E' capace con i bambini, sa capirli, incoraggiarli, tirare fuori il meglio di loro. A mio parere non è necessario che bambini di otto anni vivano una mutazione sessuale in diretta e certi passaggi formali e legali hanno anche il senso di disegnare i limiti, sancire i confini, legittimare una condizione».
Prima di tutto il rispetto. «Quando era gay era sè stesso, non ha mai ostentato la sua condizione, e non l'ha mai nascosta, e nessuno a "Benci" gli ha mai fatto problemi: era un insegnante. Ma le luci della ribalta sono dolci, carezzano e guariscono le ferite ancora aperte. Ma gli eroi non vivono a lungo il loro stato di gloria. Attenzione Greta a non rimanere intrappolata in un personaggio transitorio, in un ruolo esteriore ancora una volta distante dalla tua essenza. Tu non sei solo un trans che vuole diventare donna sei un docente, investi le tue energie per realizzarti come persona e come professionista. Goditi la tua celebrità ma non dimenticare il rispetto che devi ai tuoi bambini e magari anche al tuo dirigente che ti ha sempre dimostrato amicizia e rispetto».
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