Attenzione
Rosi dimezza i dirigenti dell’Aamps
Parte la riorganizzazione dell’azienda: rivoluzione nelle mansioni dei lavoratori. Discussione in Provincia sul maxi-debito
LIVORNO. Riduzione dei dirigenti, rivisitazione delle mansioni dei quadri, mantenimento dello stesso numero di posti di lavoro ma incarichi diversi per tutti, o quasi. In due parole: ristrutturazione aziendale. Ad annunciarla è stato l'amministratore unico di Aamps, Angelo Rosi, che è stato ascoltato dalle commissioni 1 e 3 della Provincia riunite in sede congiunta. Sul tavolo il maxi-debito che l'ex municipalizzata ha accumulato da gennaio con Palazzo Granducale: circa 850mila euro di mancate entrare Tefa, il tributo per l'esercizio delle funzioni di tutela ambientale che la società deve versare all'ente con la riscossione della Tia.
È tracciando un quadro della situazione aziendale che l'amministratore ha anticipato che «mercoledì porterò all'assemblea con la proprietà (il Comune, ndr) un piano di ristrutturazione interna: un'operazione a budget zero, ufficio per ufficio». Cosa ha in mente?
Incalzato dal capogruppo del Pdl, Massimo Malanima, Rosi si lascia scappare che «gran parte del mio impegno è per salvare i posti di lavoro», ma «la preoccupazione più grande è che se si va a finire in una macroazienda pubblica e privata (la newco per l'Ato costa, ndr) c'è da aspettarsi di tutto…». «Conosco bene queste operazioni – dice – e se arriva uno str… come me i rischi occupazionali ci sono: non serviranno dieci uffici del personale, dieci uffici legali e così via. Ecco perché sto lavorando in anticipo a una ristrutturazione che non so se sarà compresa, perché ci sono nicchie di piccoli privilegi a cui è difficile far cambiare idea».
Le prime risposte a queste parole - c'è da scommetterci - arriveranno il 13 novembre, quando è in programma un delicato incontro con i sindacati. Sul piano Rosi tiene la bocca cucita in vista del faccia a faccia col sindaco. Ma dall'azienda sono già trapelate notizia circa un dimezzamento dei dirigenti, da quattro a due: per ora dovrebbero restare un dirigente tecnico e uno amministrativo. L'ex direttore generale, Carlo Ceccarelli, sarebbe pronto a uscire.
Accanto all’azione sui dirigenti, il piano prevederebbe una generale rivoluzione delle mansioni: perché se in Aamps non si registrano esuberi, tra un ufficio e l'altro si registrerebbero eccedenze. Col paradosso di sempre: in una società di oltre 250 dipendenti che si occupa di rifiuti non ci sono spazzini (il servizio è esternalizzato a Cooplat).
«Quando sono arrivato in primavera – ripete Rosi – Aamps era in una situazione delicata, con un grandissimo debito pregresso, tutto scaduto (circa 20 milioni, ndr). Il 95 per cento dei creditori ha accettato una rateizzazione nel breve e lungo periodo, a interessi zero, con un risparmio per la società di 3,5 milioni di oneri finanziari. Oggi – sostiene – l'azienda è finanziariamente stabile e chi offre prestazioni incassa a 30 giorni: al 30 giugno abbiamo chiuso il semestrale con 600mila euro di utile, che perderemo nel secondo semestre per manutenzioni straordinarie all'inceneritore. A fine anno chiuderemo in pareggio».
Dopo la partita finanziaria ci sarà quella economica, ma intanto l’azienda deve passare la “prova Provincia”. Per permettere ad Aamps di rateizzare il maxi-debito, Palazzo Granducale deve modificare il regolamento delle entrate con una norma ad hoc che dice che «nel caso di crediti verso enti o società di intera proprietà pubblica, indipendentemente dall'ammontare dell'importo del credito, al fine di evitare la crisi societaria, possono essere accolte richieste di dilazioni anche senza l'acquisizione di garanzia».
Il consiglio - su richiesta del Pdl, accolta dal capogruppo del Pd, Elis Bufalini - ha congelato la delibera in attesa dell'audizione di ieri. «Come possiamo pensare – interviene Rosi – che banche e fornitori hanno accettato rateizzazioni e un ente che difende i cittadini, quindi servizi e posti di lavoro, no...?». Le polemiche, però, sono parecchie. A cominciare da quelle politiche. «Con Aamps – grida Costanza Vaccaro (Pdl) – registriamo un fallimento amministrativo, societario e politico. L’ex presidente Di Rocca è diventato segretario del Pd...». Le rispondeBufalini: «Governiamo da sessanta’anni, le responsabilità ce le prendiamo tutte. Ma la modifica al regolamento è necessaria soprattutto ora che la Provincia ha difficoltà a supportare le imprese». Benito Gragnoli (Pdl) polemizza: «Perché non vi fa credito il Comune, che è il proprietario?». E ancora: «È stato fatto un calcolo del rischio in caso di sentenze favorevoli alla restituzione dell’Iva sulla Tia?». L’ha fatto Aamps e l’ha fatto Luca Bogi (Idv): almeno 3,5 milioni di euro cash che verrebbero a mancare con le nuove riscossioni. L’ex vicesindaco mette il dito in una questione chiave: «Il socio privato che entrerà nella newco dovrà dare il 45 per cento di Rete ambiente e se varrà poco incasserà milioni di euro di Tia con niente... per la città e per i lavoratori mi auguro che non accada». Il Pd spinge nella direzione della modifica. «Non ci sono dubbi rispetto alla strada da intraprendere – dice Kety Pini – nel caso in cui non accettassimo la rateizzazione cosa faremmo, un decreto ingiuntivo? Credete davvero che sarebbe la soluzione migliore?». L’assessore Laura Marconcini, presente insieme a Nicola Nista, respinge l’accusa di delibera ad personam: «Concediamo già dilazioni ad altri soggetti, è previsto dalla legge, lo abbiamo fatto anni fa per Enel. Ai creditori privati, è vero, chiediamo garanzie, ma va detto che la Provincia non ha grandi creditori privati». Ora la parola torna al consiglio.
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