Il Tirreno

Livorno

«Ci devono dire la verità su Marco»

di Lara Loreti
«Ci devono dire la verità su Marco»

Ritardi nei soccorsi al giovane morto in Brasile. I genitori: «Vogliamo sapere se nostro figlio poteva essere salvato»

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LIVORNO. Marco Massidda poteva essere salvato? È la domanda che da ieri rimbalza da un lato all’altro del mondo. Si parla di omissione di soccorso da parte dell’hotel dove alloggiava il ragazzo. Lo sospetta la famiglia del giovane, che da ieri è in Brasile, lo scrivono gli amici su del giovane su facebook, lo sostiene una testimone brasiliana che avrebbe assistito personalmente ai ritardi. Un’ipotesi su cui sta lavorando la polizia brasiliana, le cui indagini però per ora rimangono riservate. L’obiettivo è scoprire se si poteva fare qualcosa per salvare il livornese di 28 anni, deceduto nella notte tra giovedì e venerdì in un albergo a Praia de Iracema, vicino Fortaleza.

«Non sappiamo come sono andate le cose - dice Francesco Massidda, padre della vittima - anche noi abbiamo sentito queste voci. Siamo disposti a parlare con gli albergatori per capire cosa sia successo realmente. Ma una cosa è certa: noi vogliamo scoprire la verità e andremo avanti fino in fondo per appurare tutto». Francesco e sua moglie Donatella sono arrivati a Fortaleza ieri notte. Un viaggio - odissea iniziato domenica all’alba da Pisa, con due scali, e finito quasi 24 ore dopo. I coniugi, accompagnati da una coppia di nipoti, hanno raggiunto la cittadina brasiliana e sono andati direttamente negli uffici della polizia per parlare con gli investigatori. «C’è qualcosa di strano - dice la madre del giovane - Ci hanno detto subito che ci sono stati dei problemi con i soccorsi, che a quanto pare sono stati chiamati in ritardo, ma dobbiamo ancora capire bene la situazione». Gli investigatori brasiliani stanno ascoltando testimoni all’interno dell’albergo dove era alloggiato Marco Massidda per ricostruire l’esatta dinamica. Sembra infatti che il ragazzo si sia sentito male nel corso della notte, ma che l’intervento dell’ambulanza ci sia stato solo la mattina seguente. «Qui è tutto molto complicato - aggiunge Donatella, che ieri ha potuto vedere il figlio - Noi speravamo di poter portare la salma subito in Italia, invece passeranno dei giorni prima del rimpatrio. La trafila burocratica è lunga».

Intanto, sono arrivati i primi risultati dell’autopsia da cui emerge la conferma che il corpo del giovane non aveva segni di violenza. Bisognerà ancora aspettare invece per sapere le cause del decesso, legate a un malore: il medico legale ha effettuato dei prelievi, che sono stati inviati a San Paolo per essere analizzati. Ma c’è un altro aspetto che lascia increduli i genitori di Marco: nessuno li ha avvisati della morte del figlio. «Lo abbiamo saputo per caso da facebook - denuncia Donatella - Nessuno ci ha avvisato, la Farnesina non ci ha fatto sapere nulla. Questo è inaccettabile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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