Gioco
Il difficile lavoro del vigilante: cosa fare in caso di rapina
La denuncia del sindacato Filcams Cgil: «Malpagati, con contratto scaduto, per un lavoro ad altissimo rischio»
LIVORNO. L’assalto ai furgoni blidanti portavalori è ormai diventato un triste classico della rapina. Ci sono importanti precedenti anche nella nostra zona. Ma come devono comportarsi le guardie giurate in questi casi? Difficile dirlo. «Non c’è una legge, ogni istituto si regola a modo sua anche se ci sono delle direttive generali da seguire», come spiega un esperto.
Di solito le guardie per in compiti legati al ritiro di grosse somme di denaro si muovono in tre: due escono dal mezzo blindato. E di questi uno prende il sacco e l’altro fa da scorta, coprendo le spalle al collega. Il terzo invece deve restare a bordo, con il motore acceso, pronto a ripartire. Ma cosa accade in caso di agguato? I vigilantes, solitamente, sono autorizzati a sparare solo se aggrediti e solo se il gruppo di assaltatori è superiore a una certa cifra (più di 3 o 4). La guardia che resta a bordo del mezzo è autorizzata a partire per poter dare l’allarme e mettere eventualmente in salvo l’incasso. Ma non si parla di regole rigide, anche perché la cosa più importante di cui bisogna tener conto è il contesto in cui avvengono i fatti. Come si fa a reagire a un assalto come quello di venerdì? Un kalashnikov è in grado di bucare anche un furgone blindato. Inoltre, in una situazione del genere è difficile che una guardia fugga col mezzo, lasciando i due colleghi in mano ai banditi. Nel caso, specifico, come spiegano gli investigatori, un ruolo importante lo ha avuto l’effetto sorpresa. E in base a quanto emerso dalle indagini, non ci sono sospetti o anomalie sul comportamento delle tre guardie giurate rapinate.
Sul tema interviene il coordinamento provinciale Filcams Cgil Vigilanza Livorno che esprime la propria solidarietà alle guardie coinvolte nell’agguato. «Questo evento però evidenzia una condizione lavorativa per cui le guardie giurate, spesso costrette a turni stressanti, si trovano a svolgere un lavoro in cui viene messa a repentaglio la propria incolumità per uno stipendio che, considerate le maggiorazioni e i non pochi straordinari, é inferiore ai 1400 euro - denuncia il sindacato - Inoltre il contratto nazionale del settore è scaduto da 46 mesi e per ora la trattativa non sembra poter trovare risoluzioni in tempi brevi. Si auspica che questa rapina serva a porre l'attenzione, soprattutto delle autorità competenti, alla condizione di una categoria di lavoratori che operano in un settore delicato e rischioso, ma di grande utilità per tutta la cittadinanza».
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