Il Tirreno

Livorno

I banditi hanno cancellato tutte le tracce

di Lara Loreti
I banditi hanno cancellato tutte le tracce

La polizia ha acquisito alcuni mozziconi di sigarette a caccia del dna dei malviventi, a bordo del furgone è tutto distrutto

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LIVORNO. È caccia al dna dei banditi che venerdì hanno fatto l’assalto al portavalori della Securpol, minacciando con kalashnikov e pistola tre guardie giurate.

I malviventi, prima di scappare, hanno cancellato ogni traccia dando fuoco al furgone usato per la rapina. Questo fa pensare agli investigatori che i malviventi fossero schedati dalla polizia in quanto già noti per qualche episodio precedente. Il furgone era così devastato che non è stato possibile reperire nulla a bordo. La polizia scientifica ha setacciato tutta la zona in cerca di qualche indizio. La speranza è che i rapinatori abbiano commesso qualche passo falso, magari gettando a terra una sigaretta. A questo scopo, gli investigatori hanno acquisito alcuni mozziconi “freschi” trovati in via Cuoco, dove è avvenuto l’agguato. I reperti in queste ore sono all’analisi degli agenti.

Ma c’è un indizio più importante che è stato acquisito dalla polizia: si tratta del bossolo del kalashnikov usato dai banditi per minacciare e terrorizzare le vittime. Il proiettile esploso, come appurato dalla polizia, è un calibro 7.62. I malviventi, prima di sgomberare il campo, hanno sparato tre colpi per scoraggiare le guardie da eventuali reazioni. Il bossolo (ne è stato trovato uno solo) è stato inviato alla polizia scientifica per le analisi balistiche. Dall’ogiva è possibile risalire al tipo di arma e già ad occhio nudo (il bossolo è lungo) è evidente che è stata sparata da un kalashinokov.

Qualche dettaglio in più sulla dinamica dell’assalto ai tre vigilantes arriva anche dalle telecamere della coop, anche se le immagini girate non sono molto nitide. Gli investigatori della squadra mobile e della polizia scientifica stanno comunque esaminando frame dopo frame i filmati. A rendere tutto più difficile c’è il fatto che i malfattori fossero travisati da passamontagna e uno di loro anche da un cappellino.

I banditi si sono mossi su un Ducato bianco rubato a Montesilvano, in provincia di Pescara, lo scorso 24 ottobre. Ed è il mezzo a cui hanno dato fuoco. Poi si sono spostati su una Ford Focus grigia. Un passaggio, avvenuto in pochissimi istanti, che è stato visto al volo da un testimone, che però non ha saputo fornire altri dettagli sulla targa del mezzo e sui tre banditi. Una cosa sembra certa: il commando di malviventi era formato almeno da 4 persone. L’auto, infatti, era già pronta per la fuga e quasi sicuramente a bordo, al volante della Focus, c’era un’altra persona, complice. Ma a due giorni dal colpo, il timore è che ormai il gruppo di malviventi si sia messo “al sicuro”.

Le indagini, condotte dalla squadra mobile della polizia e coordinate dal dirigente dell’Anticrimine Francesco Zerilli non sono facili. Il commando in azione era composto da professionisti, molto probabilmente di origine campana. Una risposta importante, però, potrebbe arrivare dall’analisi del traffico telefonico delle celle dove si sono mossi i malviventi. Se i tre banditi che hanno rubato l’incasso della coop si sono sentiti telefonicamente con il complice che li aspettava bordo dell’auto, si potrebbe aprire un rilevante spiraglio di indagine. Certo, risalire all’eventuale numero dei malviventi è molto complicato e richiede un lavoro lungo e certosino. Ma la polizia è in agguato e i professionisti in azione potrebbero aver commesso un errore.

@LaraLoreti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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