Gioco
Occhio al diabete, arriva il retinografo
Nuova apparecchiatura all’unità diretta da Di Cianni: è indispensabile per vedere lo stato della retina, quando è danneggiata dalla malattia
LIVORNO. «Sono andato dall’oculista perché ho cominciato a non vederci bene e mi ha detto di fare le analisi anche per il diabete. Lì per lì non ci credevo, invece aveva proprio ragione, ho la glicemia alle stelle». A volte le cose capitano proprio alla rovescia. Il primo disturbo del diabete (ne soffrono circa 20 mila persone a Livorno e provincia) non sempre è l’alto livello dello zucchero nel sangue, scoperto per caso perché non dà sintomi, ma un calo della vista.
Non di rado è la parte centrale del campo visivo: non si riesce a leggere un libro, a vedere la televisione, a guidare la macchina. A volte è invece una diminuzione della capacità visiva. In particolare è colpita la retina, la membrana nervosa dell’occhio dove si formano le immagini che vediamo. Quando la retina è coinvolta, siamo già in una fase più delicata. Lo spiega Mariachiara Romagnoli, dell’Unità Operativa di Oculistica all’Ospedale di Livorno, diretta da Marino De Luca. Ecco perché è importante il raccordo funzionale fra il Centro di Diabetologia e l’esperienza oculistica. Ed in tal senso, presso l’Unità Operativa Complessa di Diabetologia, diretta da Graziano Di Cianni, esiste questo percorso comune che segue ambulatorialmente i casi più a rischio di complicazioni.
Da alcuni mesi, a supportare tecnicamente i controlli, è disponibile anche un retinografo ovvero un apparecchio computerizzato in grado di visionare il fondo dell’occhio, valutare la situazione in cui si trova la retina, trasmettere l’immagine alla valutazione oculistica, per il confronto e la scelta di eventuali, opportuni interventi. Fra l’altro in tal modo si evita di dover mettere nell’occhio del paziente delle gocce particolari che dilatano la pupilla, ma che non gli consentono poi di muoversi liberamente in sicurezza per qualche ora.
L’apparecchio – spiega Di Cianni – ci è stato donato dall’Unità Operativa di Pediatria Medica, nella persona dell’allora direttore, Edoardo Micheletti. Per noi diabetologi è di grosso supporto perché, in diretta con lo specialista, siamo in grado di monitorare il quadro della malattia dando in tempo reale una risposta alla domanda di salute della persona.
Ma l’occhio non è la sola, possibile complicazione del diabete. Anche il piede diabetico è una realtà ugualmente importante. Il piede di quel paziente è l’anello debole della catena, proprio per il danno che il peso del corpo determina sulle strutture vascolari, nervose ed osteoarticolari. Siamo dunque di fronte ad una malattia in crescita, clinicamente complessa, sovente silenziosa – conclude Di Cianni – e più specialisti devono coordinare il loro impegno per controllare, prevenire e curare.
Gian Ugo Berti
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