Italia
Lina e Leonetto per mano attraverso la storia della città
Tutti e due classe 1920 hanno appena celebrato le nozze di ferro Abitano da sempre in via Terrazzini, hanno 7 figli, 18 nipoti e 22 pronipoti
LIVORNO. Al primo piano della casa di via Terrazzini Lina c’è nata, 92 anni fa. Leonetto, suo coetaneo, abitava a poche centinaia di metri, “sul Riseccoli”, che oggi si chiama via Galilei. Si conoscevano fin da bambini, si sono fidanzati da ragazzini, nel ’40 si sono sposati. La storia del loro matrimonio, della loro vita, della loro infinita famiglia (7 figli, 18 nipoti, 22 pronipoti) è anche la storia di Livorno, della guerra e del dopoguerra, del boom e della ricostruzione, degli stenti («ma la fame mai, al massimo abbiamo dovuto mangiare la minestra con le bucce di patata, ma ce la siamo sempre cavata») , dei figli maggiori che a 8,9 anni dovevano già andare a lavorare e di un benessere che piano piano ha reso l’esistenza un po’ più lieve. Due anni fa (due anni prima dei loro consuoceri Gina e Silvio Brunetti ) Lina e Leonetto Baldi hanno festeggiato i 70 di matrimonio con una bella cerimonia nella chiesa di Sant’Andrea, i figli maschi che facevano a gara per accompagnare la mamma all’altare, babbo Leonetto elegantissimo nell’abito scuro. E la carrozza con lo stornellatore Pacitto ad aspettarli fuori. Una giornata indimenticabile, in cinquanta ad abbracciarli solo tra figli, generi, nuore, nipoti e pronipoti e poi tutto il quartiere che li considera un po’ un’istituzione. «Anche se - si lamenta Lina - prima io conoscevo tutti in via Terrazzini, ma proprio tutti. Era una grande famiglia, la sera si stava a seggiola fino a notte, a chiacchierare. E si portava la merenda in strada. Oppure si ballava nella chiostra, ognuno accendeva una lampadina nella sua casa e così si poteva far festa». L’album dei ricordi della famiglia Baldi è di quelli da film neorealista. A tinte decisamente e orgogliosamente labroniche. Babbo Leonetto c’aveva i cavalli e il barroccio, dopo la guerra ha portato via le macerie di mezza città, gran fisico e grande lavoratore, è stato anche un pugile di buon livello Mamma Lina prima ha tirato su questi sette figli poi ha aperto una bottega di alimentari. Durante la guerra erano sfollati a Vicarello, sono tornati e la casa era bombardata «ma l’abbiamo rimessa in piedi e ci siamo subito tornati, qui c’è la nostra vita». I “ragazzi” sono nati a cavallo della guerra, nel 1941 è nata Loriana, nel 1962 Fabio. In mezzo Giovanni, vogatore assai conosciuto, Mario, Vasco, Vania e Mauro. Tutti si sono sposati, tutti hanno figli, quasi tutti hanno già i nipoti. «Un esercito siamo, ma siamo sempre andati tutti d’accordo - racconta Loriana, che agli ultimi due fratelli ha fatto anche un po’ da mamma e che chiamano la “capa” - . E fino a poco tempo fa non c’era Natale che non passassimo tutti insieme. Si prenotava un ristorante, a volte tutto per noi. Comunque ci ritroviamo sempre, alcuni di noi abitano qui in zona, siamo rimasti a Livorno...».
La foto del giorno del matrimonio di Lina e Leonetto è scattata in via Grande. «Era bella via Grande, era bellissima piazza Grande, sembrava un giardino, poi c’hanno costruito tutti quei palazzi e non è stata più la stessa». E tra le pagine del romanzo della famiglia Baldi scorre la nostalgia. «Avevamo meno, facevamo sacrifici, ma ci volevamo tutti più bene, le porte erano aperte. Noi ragazzini - racconta Loriana - giocavamo per strada, la mamma mi faceva i riccioli con i “cenci”, quanti pianti perché non avevamo i soldi per comprarci le mele con il caramello tenute su con il bastoncino. È vero, soprattutto noi più grandi ci siamo trovati a fare magari piccoli lavori già bambini, tutti comunque a 15 anni lavoravamo, ma non ho rimpianti. Ho avuto la fortuna di avere una famiglia meravigliosa». Leonetto poi è un po’ l’eroe di questa famiglia. Quella foto color seppia che lo ritrae in via degli Avvalorati, con il cavallo e il barroccio, a spazzar via macerie, è incorniciata insieme a quella del matrimonio e al bel ritratto in bianco e nero fatto in occasione delle nozze di ferro due anni fa. «A noi la fatica non ha mai fatto paura - spiega Lina - e se c’è stato un momento di crisi è stato quando verso gli anni Cinquanta non c’erano più macerie da portare via. Ma erano altri tempi, non come ora che se uno perde il lavoro non lo ritrova più. Allora bastava avere voglia di fare e qualcosa da fare lo trovavi, noi siamo sempre riusciti a cavarcela anche quando eravamo in tanti, c’erano da sfamare tutte queste bocche». E quando si poteva ci si levava anche qualche soddisfazione, per esempio una gita a Roma negli anni Quaranta, documentata da foto con tanto di Balilla sullo sfondo, babbo, mamma, Loriana e Giovanni.
Nel salotto tappezzato di foto appese ai muri e incorniciate, seduti al tavolo dove sono sparpagliate altre foto e ritagli di giornale, cronache pugilistiche e vittorie di Giovanni il vogatore, Francesco che va alle medie, Luca che è un po’ più piccolo e Virginia che ha 5 anni (sono i figli di Mauro) ascoltano a bocca aperta i racconti dei nonni, anche se chissà quante volte li hanno già sentiti. A loro, che hanno visto tutto un altro mondo,Lina e Leonetto sembrano quasi protagonisti di una fiaba, una di quelle fiabe che non ci si stanca mai di farci ripetere.
(c.g.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
