Il Tirreno

Livorno

GLI INAMOVIBILI SIGNORI DELLA TORRE

di ALESSANDRO BARABINO

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Non hanno vetrine con griffe di lusso, né cristalli blindati a proteggere pendenti e Patek Philippe: sulle loro bancarelle vendono paccottiglia per turisti affamati di ricordi kitsch ma il loro giro d'affari ha poco da invidiare ai commercianti snob di via Tornabuoni: sono gli ambulanti sotto la Torre di Pisa, una razza d'acciaio che si oppone allo sfratto dalla piazza più famosa del mondo. Davanti ai loro banchi, dove la Torre si piega in incestuose manipolazioni (luminosa, segnalatrice di umidità, mutanda, portacenere, fallica, ecc.), passano tre milioni di visitatori all'anno e nessuno rinuncia al ricordino.

Sono vent'anni che il Comune cerca di trasferire le bancarelle dall'ombelico del mondo. Ma gli ambulanti sono abbarbicati come ostriche al muro del museo delle Sinopie. Spalleggiati dal potente sindacato del commercio, difendono la rendita di posizione. Si parla di licenze vendute a mezzo milione di euro. Vinsero già al Tar contro il decreto Ronchey che voleva cacciare i mercanti dai luoghi dell’arte. E il Comune non impugnò la sentenza.

Ora il sindaco ci riprova: via tre anni per i lavori al Museo. Ma loro temono la trappola e non si muovono. Come dar loro torto in un Paese che ha abituato i cittadini a non osservare le leggi perché un condono arriva sempre e dove i furbi sono rispettati più degli onesti?

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