Gioco
Giallo Metropolitan gli 007 del Fisco a caccia dei soldi
L’agenzia delle Entrate ha notificato i provvedimenti per recuperare il mezzo milione di euro evaso sulla vendita
LIVORNO. Gli 007 del Fisco sono a caccia del mezzo milione di euro evaso nella compravendita dell’ex cinema Metropolitan, avvenuta nella primavera 2005 per 2,7 milioni di euro. «Abbiamo notificato i provvedimenti alle persone interessate», confermano dall’Agenzia delle Entrate senza aggiungere possibilità e tempi del recupero del credito.
Al centro dell’indagine fiscale che è poi sfociata in un procedimento penale per «falsa fatturazione» (caduto in prescrizione due giorni prima dell’udienza preliminare), la creazione a pochi giorni dall’atto di cessione, di una società terza che si è interposta tra l’acquirente, la Goldoncina srl riconducibile alla famiglia Baracchino e all’agente immobiliare Roberto Mei, e la Sicet Sas di Adami Iolanda. Quest’ultima facoltosa signora fiorentina scomparsa nel 2001 lasciando i suoi averi immobiliari, compreso il cinema, a tre congregazioni religiose.
Il giallo sulla compravendita riguarda la Eb Immobiliare, società a responsabilità limitata con un unico socio e costituita il 29 marzo 2007, nove giorni prima dell’atto, al numero 13 di piazza Attias, dove tuttora risulta avere sede legale.
Dietro alla srl, infatti, c’è il nome di Enrico Bordoni, oggi 84 anni, residente a Poppi, in provincia di Arezzo, persona che al Fisco risulterebbe nullatenente. Secondo la ricostruzione effettuata anche dalla polizia giudiziaria della Finanza, l’allora 78enne sarebbe stato spalleggiato da Paolo Andreoni, 55 anni, originario di Montevarchi ma domiciliato a Livorno, e Andrea De Scalzi, 66 anni, di Bagno a Ripoli, in provincia di Firenze, anche loro indagati e poi prosciolti da giudice Antonio Pirato il 9 ottobre scorso. «Andreoni e De Scalzi – spiega il legale del primo, l’avvocato Vito Donati – erano soci della Sgf srl che il 3 marzo 2004 cedette alla Goldoncina srl la propria posizione di promittente acquirente per un corrispettivo che per la Sgf ha costituito il profitto della specifica operazione commerciale».
Attraverso il racconto dei testimoni, gli inquirenti, coordinati dal pubblico ministero Massimo Mannucci, hanno potuto ricostruire anche quello che è avvenuto il giorno del rogito dell’immobile – 7 aprile 2005 – siglato nello studio del notaio Mario Miccoli. In pratica, dopo aver versato diversi acconti, i rappresentanti della Goldoncina srl sarebbero rimasti stupiti nel vedere un nuovo interlocutore davanti a loro. Ma per il timore di perdere ciò che avevano già versato avrebbero concluso l’affare consegnando il mezzo milione di euro che ancora mancava e ricevendo indietro una fattura da 2,7 milioni di euro, la prima emessa dalla Eb immobiliare.
Lo stesso giorno, quello stesso assegno è stato versato da Bordoni in una filiale della Banca Toscana. Quattro giorni più tardi, appena la valuta è stata disponibile, il rappresentante legale della srl si è presentato nella sede fiorentina dell’Istituto di credito per ritirare i soldi in contanti. Il denaro da questo punto in poi sembrerebbe sparito, fatta eccezione per i 9mila euro che lo stesso Bordoni ha versato quattro mesi più tardi sul conto della società Park Avenue, riconducibile a Andreoni e De Scalzi. «È suggestivo – conclude il legale – ventilarne il collegamento con un'operazione commerciale conclusa tra altri soggetti cinque mesi prima».
fedelazzotti
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