Il Tirreno

Livorno

E made in Livorno il Monopoli degli ultras

di Giulio Corsi
E made in Livorno il Monopoli degli ultras

Mille copie vendute in un anno in tutta Europa e uno spazio al museo dell’Fc Zurich L’inventore Giacomo Lonzi: «E ora un’edizione con i tifosi amaranto e nerazzurri»

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LIVORNO. La vita da ultras in un gioco da tavola. Un mix tra Monopoli, Subbuteo e Risiko che racconta lancio di dadi su lancio di dadi ogni attimo delle maledette domeniche del tifo. Al posto di vicolo Corto e parco della Vittoria un centinaio di quartieri di tutta Italia, compresi Ardenza e Shanghai di Livorno, al posto di case e alberghi le miniature di ultras e poliziotti. Per far vivere ai partecipanti, comodamente seduti nel salotto di casa, il viaggio delle curve verso lo stadio, facendoli ritrovare ora vittime di un’aggressione in autogrill da parte di ultras avversari decisi a tutto pur di rubare loro le bandiere, ora di fronte ad un controllo improvviso delle forze dell’ordine, ora travolti da un agguato in stazione, bloccati ai tornelli o soccorsi da una tifoseria gemellata. Fino al sudatissimo arrivo alla partita.

Un gioco «only for radicals», come l’ha definito il suo inventore, Giacomo Lonzi, 41 anni, livornese trapiantato a Barcellona dopo una vita da Globetrotter tra Scozia, Perù, Londra, Madrid e Treviso, nella vita di tutti i giorni responsabile commerciale della De Longhi per i paesi del Mediterraneo, fuori dal lavoro appassionato di calcio, ex giocatore del Picchi e tifosissimo amaranto al punto da essersi svegliato un giorno e aver partorito quest’idea un po’ folle e tanto azzardata, sicuramente geniale. Non è un caso che ad un anno dal lancio il gioco, battezzato semplicemente Play Ultras, sia stato venduto in più di mille esemplari in tutta Europa, dalla Germania alla Russia, dalla Spagna alla Grecia, l’Fc Zurich l’abbia esposto nel suo museo e ci sia già l’idea di farne una seconda edizione. Non più con i tifosi di Roma e Lazio protagonisti, ma con quelli di Livorno e Pisa.

«Il gioco è nato nel 2008, ispirato da un cocktail micidiale di ingredienti: il desiderio di creare il primo gioco ultras della storia, la voglia matta di tornare a collezionare delle miniature come ai tempi del mitico Subbuteo e soprattutto il desiderio di ritagliarci una nicchia in cui preservare i nostri valori di riferimento, ormai sotto attacco», racconta Lonzi, in questi giorni in Italia dove sta promuovendo il gioco a Lucca Comics. «Play Ultras è il gioco per i romantici del calcio di una volta - continua -, quello della domenica alle 14.30, senza controlli, senza tessere, senza divieti, senza telecamere, senza biglietti nominativi, senza Daspo, senza diretta tv, senza tornelli. Il calcio dei giocatori bandiera come Antognoni e Scirea, dei calzini giù alla Tonino Cerezo, il calcio dei tamburi e degli striscioni, il calcio dove se c'era da darsi "due manate" ci si davano e poi finiva tutto lì». Altri tempi, insomma. «Adesso - continua Lonzi - lo stadio è diventato off-limits, dai costi esorbitanti dei biglietti alle restrizioni continue che hanno ucciso la passione di milioni di persone. E oramai solo i più "radicali" osano ancora montare su un treno o su un pullman per andare a sostenere i propri colori in trasferta. Play Ultras si ispira a questi ragazzi ed in maniera sarcastica riflette tutto ciò a cui vanno incontro ogni volta che decidono di seguire la loro squadra del cuore. Ma - aggiunge - è ispirato a tutti coloro che come me, oramai in trasferta non ci vanno quasi più, ma che col gioco vogliono provare a rivivere le stesse emozioni di una volta».

Sono serviti due anni a Lonzi e al suo socio per trasformare il progetto in realtà. E non è stato semplice, visti i contenuti politicamente scorretti del gioco. «Quando tre anni fa abbiamo proposto l'idea ad un famoso editore internazionale avevamo praticamente già chiuso per dargli la licenza, se non che due giorni prima di firmare ci fu chiesto di cambiare parte del gioco e di "addolcirlo" togliendo i tornelli, il Daspo, le telecamere ed i manganelli... Io ed il mio amico Stefano, romano, responsabile del merchandising Ferrari che avevo conosciuto 15 anni prima ad un provino di calcio per l’Università di South Bank, ci siamo guardati negli occhi e siamo andati via. E perché dovevamo toglierli? Ci siamo forse inventati qualcosa di irreale? Grazie all'aiuto di altri tre amici ci siamo autofinanziati ed abbiamo prodotto il gioco puro e duro, come lo volevamo noi, in Spagna, dove ha sede anche la nostra ditta».

Ma le difficoltà non sono finite lì. Perché il passo successivo alla produzione, è stato l’entrata sul mercato: «Una cosa dobbiamo dirla: Play Ultras non è un gioco di massa, altrimenti saremmo andati nella distribuzione di massa con l'editore - sottolinea Lonzi -. Proprio per questo però non è stato facile trovare negozi disposti a rivenderlo, tanto che in Italia ne abbiamo soltanto sette, soprattutto negozi di moda, e in Toscana, ad ora neanche uno». In realtà però, al di là dei contenuti decisamente poco ortodossi, due idee di fondo danno al gioco una dignità assoluta. La prima è lo scopo benefico: «Il nostro motto è “gioca con gli ultrà e combatti la Sla”. Ogni anno a dicembre diamo infatti una percentuale delle nostre vendite ad una associazione. Lo scorso anno abbiamo dato il nostro piccolo contributo alla Fondazione Vialli e Mauro, quest'anno doneremo all'Arisla, che è l'agenzia nazionale per la ricerca contro la Sla». L’altra è l’assoluta contrarietà alla violenza: «Una cosa deve essere chiara - chiude Lonzi - Play Ultras, così come il calcio, è un gioco e come tale è contrario di principio a qualsiasi forma di razzismo, violazione dei diritti umani e violenza, legalizzata e non».

giucorsi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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