Finanza
Ora il capoluogo è a rischio scippo
Il consiglio dei ministri cambia le regole al fotofinish: Pisa torna in corsa come futura sede del maxi-ente
LIVORNO. Come Dorando Petri alla Maratona olimpica di Londra, la corsa di Livorno a capoluogo della nuova superprovincia della costa potrebbe fermarsi a pochi metri dal traguardo. Nella più tipica delle tradizioni italiane, ieri mattina il consiglio dei ministri ha rivoltato come un calzino le regole che fin da luglio aveva messo nero su bianco con un decreto e che il Parlamento aveva poi trasformato in legge. Regole chiare: diventa capoluogo della nuova provincia, il Comune con più popolazione residente. Dunque Livorno, che per popolosità in Toscana è terza solo a Firenze e Prato. Sembrava una delle tante scelte irremovibili di un governo che ancora due settimane fa aveva detto chiaramente no ad ogni deroga. E invece le certezze da queste parti sembrano fatte apposta per diventare incertezze: e così ieri Palazzo Chigi si è rimangiato tutto. A partire dalla “solitudine” della città metropolitana di Firenze, che non sarà più sola ma ingloberà non solo Prato ma addirittura Pistoia e che dunque avrà confini che arriveranno fino a Pescia e all’Abetone, diventando una microregione di un milione e 600mila abitanti. Ad arrivare al no ad Arezzo come provincia autonoma, che invece alla fine resterà autonoma e con i suoi 350mila abitanti sarà uno degli alter ego delle nuove superprovince grandi il doppio e in alcuni casi il triplo e il quadruplo. Per finire con la certezza di Prato e Livorno capoluogo: la seconda e terza città più popolosa della Toscana sembravano destinate a diventare, con una certa logica, l’una capoluogo di una provincia che comprendeva anche Pistoia, Lucca e Massa, l’altra dell’unione di Livorno e Pisa. E invece né l’una né l’altra alla fine avranno l’onore di ospitare, geograficamente ma non solo, il centro direzionale dei nuovi enti. Prato ne ha già la certezza, essendo stata riportata indietro nel tempo a quando era parte di Firenze. Per quanto riguarda Livorno manca la certezza ma tutto lascia pensare che potrebbe farsi da parte, magari in favore di Pisa.
In questo senso il nuovo decreto legge emanato ieri dal consiglio dei ministri profuma proprio di beffa: perché in tutti i casi di unione di due province viene confermata la regola per cui diventa capoluogo la città più popolosa, ma si prevede un’eccezione, esattamente per il caso di tre o più province unite. L’esempio calza a pennello per Livorno-Pisa-Lucca-Massa.
In realtà un aspetto va specificato: il testo firmato dal governo non prevede espressamente un altro capoluogo. Ma prevede che la scelta non venga stabilita su criteri oggettivi (come è appunto la popolazione) ma da accordi e dunque da battaglie politiche: «Diviene capoluogo di provincia il Comune, tra quelli già capoluogo di provincia, avente maggior popolazione residente, salvo il caso di diverso accordo, anche a maggioranza, tra i medesimi comuni», si legge nel testo. Che cosa significa accordo a maggioranza? Significa che da oggi Pisa, Lucca, Massa e Livorno inizieranno a tessere una serie di trattative per decidere chi dovrà fare il capoluogo. Questione difficilissima, a cominciare dal fatto che il decreto non spiega chi - i sindaci o i consigli comunali? E non è detto che le due linee coincidano - deciderà la posizione di ognuno dei quattro Comuni.
Si prospetta una vera e propria guerra trasversale anche agli stessi schieramenti politici, che come accaduto al consiglio regionale di due settimane fa potrebbe creare spaccature profonde anche all’interno del Partito Democratico, che guida i Comuni dei quattro capoluoghi. Le dichiarazioni di ieri, che vedevano uniti nella contestazione al decreto, la maggiorparte dei sindaci e dei presidenti di Provincia toscani (con l’eccezione del pisano Filippeschi), già oggi muteranno e cercheranno di far valere le ragioni non solo campanilistiche del proprio capoluogo. «Non partiamo sconfitti, anzi vogliamo giocarcela», ammetteva ieri sera un Giorgio Kutufà infuriato. Come dire: la fase due dell’operazione capoluogo è iniziata.
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