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Livorno

L’unico che ride è Filippeschi «Questa sì che è l’area vasta»

L’unico che ride è Filippeschi «Questa sì che è l’area vasta»

Il sindaco di Pisa tra i pochi soddisfatti delle modifiche del governo. «Ascoltate le nostre pressioni» Ma il presidente della Provincia va controcorrente: così non si risponde alle esigenze dei cittadini

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LIVORNO. «L’area vasta costiera unificata ha un peso paragonabile a quello di Firenze e della Toscana centrale: questo dà equilibrio alla regione». Così il sindaco Marco Filippeschi sul riordino delle province. Con Pisa unita a Livorno, Lucca e Massa Carrara si concretizza quella maxi-provincia di area costiera che il consiglio delle autonomie locali (Cal) - presieduto dallo stesso Filippeschi - aveva proposto alla Regione e poi al governo. E a Pisa, mentre il presidente della Provincia Pieroni tuonava contro il decreto («E' una riforma confusa, pasticciata e sbagliata che scarica sulla Toscana gli elementi di maggiore criticità»), a qualcuno sbocciava, neanche troppo timidamente un sorriso perché la partita sui capoluoghi si era riaperta, decisamente in favore della città della Torre. Sebbene l’autocandidatura di Lucca (che si può leggere nella pagina a fianco) abbia riaperto completamente anche il dibattito e la partita.

«Ora si tratta di interpretare con intelligenza la norma che prevede anche accordi tra le città già capoluogo, se il testo del decreto che ho potuto leggere sarà confermato in pubblicazione», diceva il sindaco Filippeschi. «Un altro risultato - commenta - della pressione fatta dalla Toscana e da Pisa in particolare».

Filippeschi insiste sull’opportunità di fare Pisa capoluogo. E addirittura vorrebbe riaprire anche la questione di Siena. «Per i capoluogo sarebbe stato molto meglio che il governo avesse accettato un arricchimento dei criteri di scelta, come da Pisa e da Siena avevamo proposto, con motivazioni che restano valide e che nessuno ha potuto contraddire - scrive sulla sua pagina Facebook -. E’ inoltre molto significativo che tutte le città già capoluogo non perdano la capacità rappresentativa e di governo, mantenendo la composizione dei consigli comunali e delle giunte già prevista e ridotta per la legge vigente. E’ un altro risultato della pressione positiva che abbiamo fatto dalla Toscana e da Pisa in particolare». Poi aggiunge una pillola sulla questione della riorganizzazione delle altre istituzioni provinciali: «Per la riorganizzazione degli uffici dello Stato sarà comunque necessaria la permanenza di una forte articolazione, data la grande dimensione della nuova provincia».

Ma per un Filippeschi soddisfatto, c’è un Pieroni combattuto. L’Unione delle province, di cui è presidente, voleva Pisa più Livorno, e stop. Pieroni fa un ragionamento generale che gira attorno allo «squilibrio» che si determinerebbe «affiancando una provincia da circa 350mila abitanti come Arezzo ad una città metropolitana (Firenze, Prato, Pistoia) da un milione e 600mila abitanti; e ad una provincia dell’area vasta costiera da un milione e 200mila. Enti troppo vasti non saranno in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini. In attesa di conoscere nel dettaglio i criteri adottati, da noi si determina uno squilibrio che altrove non c'è: penso alla Liguria che passa da 4 a tre province, rispetto alle nostre 10 che diventano 3 più la città metropolitana di Firenze». «Come Upi - chiude Pieroni - avremmo preferito dividere l'area vasta costiera in due macroprovince. Tuttavia dovremo aspettare di capire come si pronuncerà la Corte costituzionale sull'elezione diretta dei presidenti, ma anche se ci saranno altre modifiche visto che si tratta di un decreto legge che deve passare il vaglio parlamentare».

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