Gioco
«Aver cambiato i criteri crea solo bagarre»
Kutufà infuriato: Toscana sempre più Firenzecentrica. Sarà un caos distribuire i servizi su un’area così
LIVORNO. «Il decreto terremota gli assetti istituzionali toscani, disegnandone una struttura molto squilibrata». Il presidente della Provincia Giorgio Kutufà è infuriato. Ieri mattina aveva deciso di rinviare la sua comunicazione al consiglio provinciale in attesa del decreto uscito dal consiglio dei ministri. E a sera, col testo in mano, contesta punto per punto la decisione del governo.
«Si crea, contro le disposizioni di legge, la vastissima città metropolitana di Firenze, comprendente anche le ex Province di Prato e Pistoia, con un ruolo assolutamente preminente in Toscana che svuota e indebolisce nettamente la Regione - dice Kutufà -. Un'area già forte come quella fiorentina diviene, così, fortissima, con poteri e risorse assolutamente superiori a quelli delle altre zone e il sindaco di Firenze rappresenterà un vero contropotere del governatore della Toscana».
Sul caso Livorno Kutufà sottolinea le difficoltà che si creeranno per la mega provincia che comprenderà i territori fino a Massa. «La stessa area vasta costiera, unico caso in Italia di quattro province accorpate, troppo ampia e tale da creare problemi per i servizi nel nostro territorio da parte degli organi dello stato, avrà difficoltà a distribuire le funzioni tra i capoluoghi che entreranno, è facile prevederlo, in lotta fra loro». A partire dalla questione capoluogo: «Il voto a maggioranza creerà bagarre fortissime sulla costa, sia che votino i sindaci che i consiglieri». La perdita del capoluogo, Kutufà non la dà per scontata: «Può succedere di tutto, c’è Pisa in corsa ma anche Lucca. Noi di certo non partiamo sconfitti e vogliamo giocarcela».
Ma il presidente della Provincia guarda anche al futuro immediato dell’ente che amministra. A gennaio 2013, tra due mesi, ci sarà l’azzeramento delle giunte. «Una scelta antidemocratica, quasi non servissero, frutto di una visione autoritaria che attacca l'autonomia di enti costituzionali. E poi al presidente commissario vengono attribuite le responsabilità di quest'ultimo ma non i poteri, visto che si mantengono in vita, giustamente, i consigli provinciali che voteranno le delibere del presidente. Si realizza in questo modo una forma di governo istituzionale mai vista, né sperimentata». (g.c.)
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