Gioco
Riordino delle Province, le reazioni in Toscana
Il Governo ha approvato il riordino delle Province in Toscana: Firenze ingloba Pistoia e Prato, poi Massa-Lucca-Pisa-Livorno, Grosseto-Siena e Arezzo che mantiene la propria autonomia. Ecco alcune delle reazioni al provvedimento
PIERONI, È UNA RIFORMA SBAGLIATA
Il presidente della Provincia di Pisa e dell'Upi Toscana, Andrea Pieroni, boccia il decreto legge approvato oggi dal consiglio dei ministri sul riordino delle province perchè, dice, «in attesa di conoscere nel dettaglio i criteri adottati, da noi si determina uno squilibrio che altrove non c'è: penso alla Liguria che passa da 4 a tre province, rispetto alle nostre 10 che diventano 3 più la città metropolitana di Firenze». Pieroni ha espresso dubbi anche su quest'ultimo aspetto «perchè - dice - con l'unione a Firenze di Prato e Pistoia si determinerebbe una città metropolitana da circa un milione e 600 mila abitanti, mentre Arezzo (per la quale registriamo il successo della nostra proposta) resterebbe da sola con appena 350 mila abitanti». «Insomma così come si presenta - sottolinea Pieroni - mi pare che nasca una geografia regionale particolarmente squilibrata con enti troppo vasti che non sarebbero in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini». Infine, il presidente della provincia di Pisa non è soddisfatto neppure della scelta delle aree vaste: «Come Upi avremmo preferito dividere l'area vasta costiera in due macroprovince». «Tuttavia – conclude – dovremo aspettare di capire come si pronuncerà la Corte costituzionale sull' elezione diretta dei presidenti, ma anche se ci saranno altre modifiche visto che si tratta di un decreto legge che deve passare il vaglio parlamentare».
ROSSI, PER LA TOSCANA IN CONFINI RICHIAMANO LA MIA PROPOSTA
La perimetrazione approvata oggi dal Consiglio dei ministri ha un senso perchè si raccorda con la legislazione regionale sulle aree vaste, con i tanti studi effettuati e con le numerose iniziative di governance promosse dalle stesse Province». Lo afferma il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi commentando il provvedimento sul riordino delle province. «Certamente - aggiunge Rossi - i nuovi confini approvati richiamano la mia proposta iniziale di unificare le province in tre aree vaste, mantenendo quella di Arezzo, anche se quella da me avanzata era diversa nelle modalità di attuazione e non prevedeva la città metropolitana». In merito all'istituzione della città metropolitana - prosegue il presidente della Toscana - «raccolgo le preoccupazione dei sindaci delle città capoluogo. L'area centrale non può certo essere considerata a tutti gli effetti, ancorchè metropolitana, una città. E' in realtà una dimensione territoriale che per le sue caratteristiche ha bisogno di una governance unitaria. Perciò un giudizio definitivo sul processo di riorganizzazione delle province sarà comunque possibile solo quando l'intero iter si sarà concluso».
PRATO SI RIBELLA
È stato un «blitz e colpo di mano del Governo. Non si è tenuto conto della volontà dei territori. Non ci rassegniamo. Ora battaglia per affermare il ruolo centrale di Prato». Così il presidente della Provincia di Prato, Lamberto Gestri, sul decreto di riordino delle Province. «Siamo di fronte al risultato di una partita cominciata male e finita peggio. Soprattutto senza tenere conto delle volontà che hanno espresso i territori. Da Prato era arrivata una posizione chiara e univoca, con una ragionevole richiesta di deroga. Il blitz del Governo, con l'inserimento di Prato nella città metropolitana, rappresenta l'ennesimo colpo di mano. Mi auguro che il Parlamento intervenga. Non ci rassegniamo. La battaglia da fare adesso, più uniti che mai, è quella di affermare il ruolo centrale di Prato. Dobbiamo essere pragmatici e guardare prima di tutto all'interesse dei pratesi. Per noi le priorità restano lo sviluppo dei territori e delle nostre imprese, i servizi per la gente, la salvaguarda dell'autonomia dei Comuni e delle comunità». «E' stato tutto sbagliato dall'inizio», spiega Gestri: «Si doveva mettere mano a una riorganizzazione complessiva, che tagliasse gli sprechi dove ci sono davvero. In questo modo andiamo a creare enti di secondo grado, gestiti da nominati invece che da amministratori eletti che devono rendere conto ai cittadini. Ora si apre la partita delle competenze. Mi fa paura la gran voglia che c'è in giro di centralizzare tutto, perdendo di vista il contatto necessario con le esigenze del territorio e con i cittadini. In questi quindici anni le risorse più consistenti del bilancio provinciale sono state spese per le scuole superiori, le strade e la salvaguardia dell'ambiente. Voglio proprio vedere in futuro cosa accadrà. Intanto non ci saranno grandi risparmi e l'attività resterà paralizzata, bloccando opere pubbliche e progetti avviati».
COSIMI, LA REGIONE DIFENDA IL CAPOLUOGO PIÙ POPOLOSO
«La Regione Toscana deve difendere il principio del capoluogo assegnato alla città con il maggior numero di abitanti». Lo sottolinea il sindaco di Livorno Alessandro Cosimi aprendo così le ostilità, mai sopite, con Pisa, dopo il decreto varato oggi dal governo sul nuovo assetto delle province. «Mi sembra che gli effetti sulla Toscana siano molto particolari con un'area che rientra in quella metropolitana estesa a Prato, Pistoia e Firenze», ha affermato il sindaco. «Poi abbiamo Arezzo che va da sola; Grosseto e Siena con Grosseto capoluogo. Di norma il capoluogo è quello più popoloso, ma sullo sviluppo dell'accorpamento delle province di Livorno, Pisa, Lucca e Massa, quando le province sono più di due, per determinare il capoluogo con il decreto ora si esprimono gli eletti di secondo grado: questa cosa in Toscana riguarda solo Livorno e in Italia ci sono altri due o tre di questi casi. Mi sembra buffo. Vedremo la conversione in legge. Comunque sia - conclude il sindaco - noi riteniamo che il criterio generale, quello sul capoluogo più popoloso, debba essere difeso dalla Regione Toscana anche nei confronti della città di Livorno».
UNCEM TOSCANA, CONFERMATA L'IDEA INIZIALE DI ROSSI
«A parte il fatto che Arezzo sia riuscita per poco a mantenere la sua autonomia, per il resto trova sostanziale conferma l'idea iniziale del presidente Rossi delle tre aree vaste». È il commento a caldo di Oreste Giurlani, presidente di Uncem Toscana sul riordino delle Province che porta da 86 a 51 gli enti in tutta Italia, da 10 a 4 in Toscana. «Il riordino delle province è cosa fatta - sottolinea l'Uncem -. Il governo ha deciso, mettendo in pratica i tagli annunciati, in base ai parametri di popolazione e superficie, con alcune deroghe. Il quadro che emerge in Toscana riserva molte sorprese: la città metropolitana di Firenze comprenderà anche le limitrofe Prato e Pistoia; Arezzo farà provincia a sè: Grosseto e Siena si uniranno e nascerà la macro provincia del nord e del litorale, cioè Lucca, Massa-Carrara, Pisa e Livorno». «Una decisione - prosegue Giurlani - che sembra avere una sua logica, soprattutto nell'unire Prato e Pistoia a Firenze, creando una importante area centrale, nevralgica per tutta la Regione». Preso atto della decisione dell'esecutivo, si tratta adesso di vedere come reagiranno gli enti interessati: «A questo punto spero che ogni ragionamento legato a logiche campanilistiche debba essere abbandonato - continua Giurlani -. Oltretutto le aree che si vanno a costituire sostituiscono le province, non i comuni. Quindi, per esempio, non capisco la grande avversità di Prato a stare insieme a Firenze. Qualche dubbio, casomai, può nascere dal concentrare nello stesso ente ben 4 delle attuali province, cioè Lucca, Massa-Carrara, Livorno e Pisa, anche se mi pare comunque una soluzione più omogenea e sostenibile di quanto non fosse quella che accorpava Pistoia e Prato all'area del nord della regione».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
